A Tardelli il premio intitolato al sindaco-eroe

Torino di Sangro: cerimonia in ricordo di Iezzi. L’ex campione del mondo: «Non amo questo calcio»
TORINO DI SANGRO. Il calcio di oggi contro quello di una volta. La lealtà sportiva contro le combine. Il sano agonismo contro la necessità di arrivare in fretta al successo. In dieci minuti in cui ha preso la parola, l’ex campione del mondo con l’Italia del 1982, Marco Tardelli, il calciatore dell’urlo diventato simbolo di quella competizione, ha smontato i falsi miti e messo la palla al centro sul gioco del pallone “pulito” in tutti i sensi. Lo ha fatto ieri pomeriggio a Torino di Sangro, quando è salito sul palco per ritirare il Premio Mithos, giunto alla quinta edizione e istituito per rievocare le gesta di Donato Iezzi, l’ex sindaco-eroe di Torino di Sangro morto nel gennaio 2003 mentre, durante un’ondata di maltempo, stava controllando la stabilità di un ponte ferroviario e per questo diventato Medaglia d’oro al valor civile.
«Il calcio di oggi non è il calcio che amo», ha detto Tardelli, «è cambiato sotto molti aspetti. Ormai entra nel calcio chi non ha mai fatto parte di questo mondo, con affaristi che vogliono soltanto fare soldi». Poi ha definito processo-farsa l’ultima vicenda che si è svolta a Catania «dove gli indagati dovevano essere radiati e invece restano al loro posto». Ha anche parlato dei procuratori «che oltre a fare affari dovrebbero insegnare ai calciatori la lealtà sportività che con l’agonismo crea il campione». Infine ha ricordato la sua esperienza di secondo allenatore di Giovanni Trapattoni sulla panchina dell’Irlanda. «In quel Paese», ha sottolineato Tardelli, «si scende in campo sempre per vincere e mai per perdere e si fa tutto con lealtà. È anche un calcio duro e pesante ma di una lealtà estrema con il massimo del rispetto verso l’avversario».
Nella cerimonia, presentata da Filippo Marra Cutrupi, sono stati premiati anche monsignor Santo Marciano, ordinario militare per l’Italia; il prefetto di Ancona, Raffaele Cannizzaro; il procuratore della Dda di Catanzaro, Antonio Vincenzo Lombardo; il procuratore della Dda di Firenze, Giuseppe Creazzo; il testimone di giustizia Gaetano Saffiotti, il presidente del Torino, Urbano Cairo, e il caporedattore sport di Radio Rai, Riccardo Cucchi. Sono state consegnate le chiavi della città al tenente colonnello dei carabinieri Alessandro Mucci. Oggi, alle 10,30, messa nella chiesa parrocchiale di Torino di Sangro. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

