Addesi, Pizzi e Fantini: le speranze di Rio

I tre abruzzesi nella Nazionale di ciclismo che si sta allenando a Colledimezzo con l’obiettivo di ben figurare in Brasile
LANCIANO. Addesi, Pizzi e Fantini sulle orme di Nicolai e Di Fulvio, i due abruzzesi medagliati di Rio. A pochi giorni dalla conclusione delle Olimpiadi di Rio, l'attenzione degli sportivi, abruzzesi e non, è di nuovo puntata sul Brasile. Che dal 7 al 18 settembre ospiterà anche le Paralimpiadi, riservate ad atleti disabili. Oltre 4.300 i partecipanti alle 23 discipline previste dall'edizione 2016, in rappresentanza di 176 Paesi. Compresa ovviamente l'Italia, presente con ben 94 atleti: 3 dei quali, appunto, abruzzesi, e tutti impegnati in discipline ciclistiche. A cominciare dal 41enne Pierpaolo Addesi. L'atleta originario di Mariano Comense ma da tempo residente a Torrevecchia Teatina è alla seconda Olimpiade, dopo Pechino 2008. «Esperienza positiva», rammenta, «non tanto per i miei risultati personali (7° nell'inseguimento su pista, ndc), ma per il fatto di aver contribuito alla conquista dell'oro (vinto nella prova su strada da Fabio Triboli, ndc) nelle vesti di gregario. Ruolo, che peraltro mi si addice alla perfezione, anche se, pur dovendomi spendere a favore degli altri, non rinuncio mai in partenza alla possibilità di farmi valere». Stavolta, a fruire dei suoi servigi sarà Andrea Tarlao: «E' un passista», spiega Addesi, «che se la cava bene però anche in salita e a giudicare dal tracciato che ci attende (90 km con un dislivello di circa 1.900 mt, ndc) c'è di che essere fiduciosi».
Unica nota stonata, le norme sempre meno restrittive, per quel che riguarda gli iscritti. «Negli ultimi anni sono cambiate parecchie cose», conferma Addesi, segretario del Coni di Chieti nonchè dipendente del comitato italiano paralimpico, "tant'è che per quanto riguarda la mia specialità, penso di essere tra i pochi, se non l'unico, a gareggiare con una protesi e, di conseguenza, con una bici appositamente modificata». Gli altri due atleti paralimpici abruzzesi vivono a Lanciano, anche se il primo, il 38enne ipovedente Ivano Pizzi, è nato a Barrie, in Canada. Dopo aver fatto incetta di medaglie (due ori, tre argenti e due bronzi nelle edizioni 2012, 2013 e 2014 della Coppa del Mondo, due ori e un bronzo ai campionati mondiali del 2014, oltre all'oro ed al bronzo olimpico centrati a Londra 2012) nel tandem (specialità crono e strada) ed in coppia col fratello Luca, la decisione, meno di un anno fa, di cambiare partner affidandosi all'ex ciclista professionista Alessandro Fantini. Con lui, nel maggio scorso in Belgio, ha vinto (nella corsa in linea) un bronzo nella Coppa del Mondo 2016. «Ci allenavamo assieme», spiega Ivano Pizzi, «da anni. Per questo, una volta presa la decisione, ho pensato a lui ottenendo un immediato ed entusiastico assenso. In questi mesi abbiamo lavorato sodo, nel tentativo di ripetere quanto fatto alle Olimpiadi di Londra. Gli avversari più temibili? Sicuramente olandesi, spagnoli e polacchi».
«Orgoglioso ed emozionato dell'esperienza che mi aspetta». Queste le parole del "pilota" Alessandro Fantini. Figlio d'arte (il padre Giuseppe partecipò al Giro d'Italia del 1970) nonchè professionista tra il 2009 ed il 2010, il 31enne ciclista frentano ha preso parte alle più importanti corse internazionali per poi dedicarsi, da amatore, alle Gran Fondo. «Partecipare ad una Olimpiade», aggiunge, «è il sogno di tutti, per cui potete immaginare quale sia il mio stato d'animo. Spero di essere all'altezza e di dare una mano ad Ivano, nelle due prove che ci aspettano». Attualmente in ritiro a Colledimezzo (assieme agli altri dieci componenti la squadra azzurra di ciclismo, diretta dal ct Mario Valentini), i tre atleti abruzzesi voleranno alla volta di Rio la sera dell'8 settembre, da Roma.
Il programma. Si inizia martedì 13 alle ore 13.30 locali (18.30 in Italia), con la prova in linea del tandem Pizzi-Fantini. Che saranno di nuovo in azione sabato 17 (stessa ora) con la cronometro, mentre sempre il 17 settembre, ma alle ore 9.30 locali (14.30 in Italia), toccherà a Pierpaolo Addesi cimentarsi nella prova su strada.
Stefano De Cristofaro
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