Addesi speranza abruzzese alle Paralimpiadi di Rio

16 Settembre 2016

Ciclismo, domani (14.30 italiane) l’atleta di Torrevecchia nella prova su strada Escluso il tandem frentano Pizzi-Fantini per valori anomali all’antidoping

LANCIANO. Riflettori puntati su Pierpaolo Addesi, che domani mattina, alle ore 9.30 locali (le 14.30 in Italia) si cimenterà nella prova di ciclismo su strada, la seconda che lo vede protagonista alle Paralimpiadi Rio 2016.

L’atleta, originario di Mariano Comense, ma abruzzese d’adozione, essendo da tempo residente nella nostra regione, è reduce dal sesto posto ottenuto, nella categoria MC5, nella crono su strada disputata mercoledì scorso, il giorno dell’oro vinto da Alex Zanardi – ieri l’iromen ha conquistato anche un argento –. Addesi, alla sua seconda Olimpiade avendo preso parte anche a Pechino 2008, avrà il compito di spendersi in favore del compagno in azzurro Andrea Tarlao. Un ruolo da gregario ben accetto dal 41enne atleta di Torrevecchia Teatina, che punta comunque a fare bella figura. Anche perché, a conti fatti, è il solo rappresentante abruzzese presente ai Giochi, complice la forzata esclusione dei lancianesi Alessandro Fantini e Ivano Pizzi, rimasti a casa a seguito del provvedimento di sospensione (per 45 giorni) dall’attività sportiva emesso dalla Commissione di tutela e salute della Federciclismo e comminato all’ipovedente Pizzi. Dalle cui analisi, effettuate proprio alla vigilia della partenza per Rio, erano emersi valori ematochimici anomali. Una vera e propria doccia fredda (che bissa un analogo provvedimento adottato, un anno fa, nei confronti suoi e del fratello Luca, prima dei Mondiali di Notwill, in Svizzera) per l'atleta frentano. Che in una lettera aperta, ha rigettato le accuse allegando, a sostegno della sua tesi, gli esami ematici sostenuti, privatamente, il 6 e il 9 settembre scorsi, due giorni prima e due giorni dopo l’esclusione. Inequivocabili le sue parole: «Dopo l'amarezza patita alla vigilia dei Mondiali di Notwill», recita la sua nota, «mi ritrovo di nuovo coinvolto in una sconcertante situazione che ha di fatto buttato all’aria un’intera stagione nonostante, ad oggi, non sia stata fatta alcuna chiarezza circa le normative vigenti in tema di tutela della salute. Sto pensando di chiudere col ciclismo ma noi tutti dobbiamo lottare per cambiare il sistema, tutelando gli atleti e lo sport. Pago per una sospensione assolutamente ingiusta e sospetta, da parte di organi che ricoprono ruoli di primo piano dietro un sistema del tutto corrotto. Oggi è il mio turno», la conclusione del 38enne, «domani potrebbe essere il vostro».

Stefano De Cristofaro

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