Addio Cavicchia, il pescarese che fece gol a Yashin

21 Ottobre 2014

L’ex biancazzurro si è spento a 72 anni. Con la Fiorentina riuscì a battere il portiere russo Pallone d’Oro

PESCARA. Quando cominciò a pensare di poter fare sul serio il calciatore Pasquale Cavicchia aveva appena sedici anni. Un provino a Ferrara e subito arruolato da Paolo Mazza, presidente della Spal, all'epoca una specie di mago del mercato che riusciva a scovare dovunque giovani talenti. Quel ragazzone robusto e velocissimo (aveva vinto una finale dei 100 metri agli studenteschi con la maglia dell'Acerbo) che sparava bordate micidiali lo convinse in fretta. Lo prese dal Montesilvano per un milione e duecentomila lire che certo non era cifra da poco. Era il 1958, tra i titolari di quella Spal c'era Armando Picchi, che avrebbe poi fatto la storia dell'Inter del mago Herrera, da lì sarebbero partiti in seguito Fabio Capello ed Edi Reja, Massei e Bigon, Buriani e Tosetto e tanti, tantissimi altri, un vero e proprio serbatoio per quasi tutte le squadre della serie A. Sarebbe andata così pure per Cavicchia, nell'attesa, per lui, due stagioni di passaggio proprio al Pescara. «Era una forza della natura», racconta Giovanni D'Orazio, suo compagno in biancazzurro, «una volta arrivammo in ritardo per una partita del campionato cadetti, si fece perdonare in fretta dall'allenatore visto che nel giro di venti minuti segnò addirittura tre gol». Un altro anno alla Maceratese e poi il gran salto. Un affare da 25 milioni per la Spal, per lui la serie A con la Fiorentina di Sarti, Robotti, Castelletti e Kurt Hamrin. Aveva davanti Milani, centravanti con le sue stesse caratteristiche, ma quando Valcareggi lo mandava dentro erano comunque dolori per i difensori avversari. E proprio in viola, sia pure in un'amichevole, si tolse la soddisfazione più bella. Era una tournèe in Russia, tra i pali dall'altra parte Lev Yashin, il ragno nero, che proprio in quella stagione (era il 1963) avrebbe vinto il pallone d'oro e che qualche anno fa è stato votato come il miglior portiere del ventesimo secolo. Una leggenda, battuto proprio da un suo gol, veramente il massimo. Da Firenze a Padova, in serie B, dove nel 1965 avrebbe lasciato il posto a Bruno Pace, pure lui pescarese, arrivato in prestito dal Bologna, poi Ternana, Salernitana, Ancona e infine Chieti dove ha chiuso una carriera da centravanti con più di 80 gol all'attivo. «E due di questi», racconta Giorgio Gallerati, ex pugile e suo amico fin da ragazzo, «li fece proprio al Pescara. Gliene dissi di tutti i colori. Eravamo almeno cinquemila pescaresi quel giorno al Santa Filomena, Pasquale tirò fuori due cannate delle sue e addio sogni. Sì, era proprio fortissimo». Da calciatore a vigile urbano, sempre all'attacco anche con la divisa. Se sgarravi ti puniva, era così con tutti, per lui come un calcio di rigore sacrosanto. Se n'è andato a 72 anni e ieri si sono celebrati i funerali, addio vecchio bomber.

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