Addio Necco, raccontò gli scudetti del Napoli

E’ morto a 83 anni il giornalista partenopeo celebre volto di 90° Minuto. Fu gambizzato dalla camorra
NAPOLI. Chi segue il calcio lo ricorderà soprattutto per i suoi collegamenti dallo stadio San Paolo in quella straordinaria galleria di personaggi che era Novantesimo Minuto negli anni '80 e '90 quando, circondato dai tifosi, e la voce sopraffatta dall'immancabile “Forza Napoli”, salutava sorridente con la mano nel ridare la linea a Paolo Valenti. Ma Luigi Necco, giornalista di professione e archeologo per passione, morto ieri a Napoli alla soglia degli 84 anni per insufficienza respiratoria, è stato qualcosa in più di un personaggio legato al calcio. Molti oggi lo ricordano per la sua napoletanità, per il modo colloquiale con cui si rivolgeva ai telespettatori, e c'era sicuramente del teatro in quello che faceva, ma mai fine a se stesso. Con la sua bonomia tutta partenopea, il volto paffuto, il linguaggio fatto di non detti, il cappello a falde larghe e la giacca azzurra che ispirò Teo Teocoli per il personaggio di Felice Caccamo, Necco divenne ben presto un volto noto del piccolo schermo, passando dallo sport alla cronaca. Nato nel Rione Sanità a Napoli, a cento metri dalla casa di Totò, si laureò in lingue (parlava inglese, francese e tedesco). Dopo gli inizi al giornale radio, Necco divenne popolare grazie a Novantesimo Minuto, di cui fu uno dei personaggi di punta per quindici anni, dal 1978 al 1993. Memorabili i suoi duetti con il collega della sede di Milano Gianni Vasino negli anni in cui il Napoli di Maradona rivaleggiava con il Milan sacchiano e i cronisti non disdegnavano di mischiare il dovere di cronaca con il campanile. L'espressione “Milano chiama, Napoli risponde” entrò a far parte del lessico comune, così come il gesto delle tre dita agitate dopo un Napoli-Milan finito 3-0. Fu il cantore delle gesta del Napoli di Maradona, e nei dieci anni di permanenza in serie A, anche dell'Avellino. Proprio alla squadra irpina è legato un episodio di cronaca di cui fu vittima. Necco raccontò in un servizio l'incontro (con bacio) tra il presidente dell'Avellino Antonio Sibilia e il capo della Nco Raffaele Cutolo al quale il calciatore Juary consegnò una medaglia d'oro in segno di riconoscenza - si difese Sibilia - per aver sventato col suo intervento un'azione terroristica delle Brigate Rosse allo stadio Partenio. Era una domenica di novembre del 1981 quando Necco, prima di un Avellino-Cesena, fu avvicinato da due sicari della camorra e ferito alla gamba con quattro colpi di pistola. Aveva dato fastidio e dovevano intimidirlo. Ma Necco è stato giornalista poliedrico e pieno di interessi. In oltre quaranta anni di carriera si ricordano anche i suoi servizi sul terremoto dell'80 per la rubrica Nord chiama Sud, per il Gr2 e i Tg Rai, la breve conduzione di Mi Manda Rai Tre, e la trasmissione cui probabilmente era più legato, L'occhio del Faraone, in onda tra il '93 e il '97, per la quale realizzò oltre 300 reportage nell'area Med, dalla Grecia alla Giordania, dall'Egitto all'Iraq, da Pompei alla Turchia. Nel libro Giallo di Troia ha raccontato la caccia al tesoro di Troia.

