Addio Sibilia, creò l’Avellino dei miracoli

Il tecnico Bruno Pace lo ricorda: «Quel gesto dell’ombrello quando Luiso reclamava la sua macchina»
Bruno Pace, pescarese, allenatore dell’Avellino in serie B nella stagione 1995-1996, racconta con emozione alcuni aneddoti del suo ex presidente Antonio Sibilia.
Pace, chi era Sibilia?
«Un uomo autoritario con una spiccata personalità. Per mezzo secolo è stato dirigente dell’Avellino: ha fatto la storia del club».
Qual è il suo ricordo?
«Conservo nella mente le sue sfuriate, i discorsi ai calciatori e ai collaboratori. Era una figura carismatica, però dietro quella maschera da “Padrino” c’era l’animo buono ed umile di una persona che dal nulla ha costruito enormi fortune».
Con lei aveva un buon rapporto?
«Assolutamente. Ogni giorno cercava un confronto sulla scelta dei calciatori da schierare. Spesso mi consigliava di tenere un occhio di riguardo per qualcuno ed io lo tranquillizzavo. Poi magari quel giocatore andava in panchina lo stesso, ma lui non me lo ha mai rinfacciato. Era così, gli piaceva essere coinvolto».
Parlavate solo di calcio?
«Macché, piuttosto delle sue attività imprenditoriali. Lui aveva superato i 75 anni e un giorno mi disse: “C’è un tizio che sta tirando troppo il prezzo per vendermi un terreno. Sai cosa faccio? Non gli do nemmeno una lira, ma quell’area sarà mia. Ci costruirò il residence più grande d’Europa”. Gli chiesi perché lo stava dicendo proprio a me e mi rispose: “A chi cavolo dovrei dirlo? Sto parlando con te”!».
Era famoso anche per i premi-partita.
«Quante risate, era un vulcano. Una volta ci promise trenta milioni di lire in caso di successo contro il Genoa. Il primo tempo finì zero a zero, ma nella ripresa feci due sostituzioni e riuscimmo a vincere. Sapete cosa affermò a fine gara? “I soldi ve li darà Pace, non posso ricompensare uno che ha sbagliato la formazione iniziale”. Poi Fioretti (ex Pescara, ndc) borbottò qualcosa e Cosimo, il figlio di Sibilia, gli disse di non permettersi di offendere suo padre. Antonio si accorse del battibecco e rifilò un ceffone a Cosimo dicendogli: “Non ho bisogno che tu prenda le mie difese”!».
Oppure la famosa scommessa con il centravanti Pasquale Luiso.
«Una scena incredibile. Sibilia aveva promesso a Pasquale la sua Mercedes 6000 in caso di 15 gol. Il giorno in cui raggiunse quella cifra andò ad esultare sotto la tribuna dove era seduto il patron mimando il gesto di girare il volante. Volete sapere la reazione? Sibilia gli rispose con quello dell’ombrello dicendo: “Col ca… che ti do la mia macchina”!».
Ci racconti l’ultima.
«In quel periodo», racconta il 71enne allenatore pescarese, «costruì l’albergo Santa Caterina in memoria della moglie. Un giorno mi disse: “Caterina era una donna fantastica. Gli davo venti milioni al mese e lei riusciva ad accontentare tutti. Faceva beneficienza, comprava la carne, i vestiti e tutto il necessario». E ci mancherebbe altro!
Giovanni Tontodonati
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