Agnelli-Zhang, una sfida tra amici

Due settimane fa a cena a casa del bianconero, ieri a Londra a parlare di calcio e di futuro
MILANO. Due settimane fa, Andrea Agnelli e Steven Zhang erano a cena insieme a casa del presidente della Juventus. L'ha svelato ieri il numero uno del club bianconero, a Londra, nel corso di un forum organizzato dal Financial Times a cui ha preso parte anche il giovane erede dell'impero Suning, che negli ultimi giorni s'è scagliato in maniera dura contro il presidente della Lega Serie A Paolo Del Pino. "Probabilmente sei il più grande e oscuro clown che io abbia mai visto". L'attacco di Zhang a Del Pino sembrava anche una difesa contro la Juventus, che per parte dell'opinione pubblica era la mente di una decisione che la Lega invece ha subito rivendicato. Facendo sapere di averla preso in totale autonomia, dopo un confronto col Governo. Invece, Zhang e Agnelli erano dalla stessa parte così come hanno confermato nel corso del meeting di ieri: prima di tutto la salute pubblica, hanno detto entrambi in un faccia a faccia che ha anticipato la sfida dell’Allianz Stadium a porte chiuse all’insegna del fair play.
Zhang freme. Il presidente dell’Inter Steven Zhang non vede l'ora che arrivi domenica. Vive con «orgoglio ed impazienza» la lunga vigilia di «una partita importante non solo per i due club, ma per tutto il calcio italiano», ha detto da Londra, ospite del FT Business of Football Summit. «Il grande lavoro di Conte, con il miglioramento generale della squadra, ha fatto sì che anche la stessa qualità della partita con la Juventus si sia alzata, e questo è un bene per l'azienda calcio», le parole di Steven Zhang. «Già poter competere con la Juventus è motivo di orgoglio, ma non ritengo sarà una partita decisiva. Ogni partita può esserlo in un campionato così lungo, ma è certamente una partita molto importante per entrambe le squadre», ha aggiunto il presidente dell'Inter.
La visione di Agnelli. Il presidente della Juve, dal canto suo, si è detto d'accordo con la decisione del governo italiano di far disputare a porte chiuse le partite della serie A nel prossimo mese. «Fa parte delle autorità assumere determinate decisioni, ai club spetta di rispettarle. La priorità», ha detto Andrea Agnelli, «in questo momento deve essere la tutela pubblica, come ha sempre sostenuto la Juventus. Steven Zhang? Lo stimo, ci siamo confrontati qualche settimana fa e so che condividiamo le stesse priorità sull'emergenza coronavirus».
Poi, come presidente dell’Eca, ha parlato della riforma Champions. La riforma delle coppe europee deve passare dal riequilibrio degli accessi a livello europeo, e dalla tutela sia della tradizione internazionale che degli investimenti: questa la cornice dentro cui immagina il calcio del domani. «Le stesse resistenze che sento oggi le avevo registrate 25 anni fa, quando la vecchia Coppa dei Campioni ha assunto l'attuale format Champions League», si è difeso il presidente della Juventus, rifiutando l'idea che la sua rivoluzione «sia un'operazione dei ricchi per i ricchi». Al contrario. L'esempio che più ricorre nella sua tesi è quello dell'Ajax, semifinalista di Champions League lo scorso anno, eppure costretto ai preliminari in questa stagione, nonostante la vittoria del proprio campionato. «Non credo sia giusto che quattro campionati possano contare di diritto quattro squadre nella fase a gironi, mentre ci sono nazioni come l'Olanda, il Belgio e la Polonia penalizzate ai preliminari estivi». Consequenzialmente Agnelli ha ragionato ad alta voce sulla legittimità dell'accesso diretto dell'Atalanta alla Champions League. «Ho la massima ammirazione per quanto ha fatto l'Atalanta. Ma senza una storia europea, grazie solo ad una grande prestazione l'anno scorso, ha avuto immediato accesso alla competizione europea. È giusto o non è giusto?». Una domanda che resta in sospeso, ma che solleva un altro tema, quello dei risultati europei che dovrebbero maturare qualche diritto in più nella stagione successiva. Agnelli auspica un maggiore equilibrio tra i risultati domestici e quelli internazionali per l'accesso alle coppe. «Penso per esempio alla Roma, che ha contribuito parecchio nelle passate stagioni a difendere il ranking dell'Italia. Lo scorso anno ha avuto una brutta stagione ed è fuori! Con ripercussioni economiche».
Angelo Caradonna

