Albano Bizzarri, il Pescara ha già un leader

Anche contro l'Inter il portiere del Pescara ha dimostrato tutto il suo valore. Il calcio, la fede e il Pescara. Il suo desiderio è conoscere Papa Francesco. «Gli chiederei di spiegarmi cos'è la fede», disse qualche tempo fa
PESCARA. Il calcio, la fede e il Pescara. Il suo desiderio è conoscere Papa Francesco. «Gli chiederei di spiegarmi cos'è la fede», disse qualche tempo fa. Chiamatelo pure "nonno" Albano, tanto lui risponde in campo con delle prestazioni da 20enne. Sfiora i due metri, filiforme, sempre sorridente. Per Albano Bizzarri, 39 anni il prossimo 9 novembre, la pensione è un traguardo ancora lontano. «Al Pescara manca un difensore» o anche: «Non c'è il bomber di categoria», alla chiusura di mercato erano questi i commenti più accreditati. Certo, al Delfino manca qualche tassello però ha una garanzia, che arriva dall'altra parte del Mondo, dall'Argentina, ma che vive in Italia da quasi 10 anni.
Il portierone biancazzurro è stato, insieme a Caprari, Bahebeck e Verre, il migliore della banda di Oddo contro l'Inter. A Reggio Emilia, con il Sassuolo, non è stato brillantissimo, ma contro le big si esalta. Almeno in quattro occasioni ha salvato il risultato contro l'Inter, nonostante la sconfitta, e anche col Napoli, all'esordio, non è stato da meno. Il Pescara ha un portiere, finalmente, di assoluta affidabilità ed è lui uno dei "colpi" di mercato. Per Bizzarri la pensione può attendere, lui vuole scaldare i guanti ancora per un paio d'anni. A quasi 39 anni, insieme a Storari del Cagliari, è il portiere titolare più anziano del campionato e il terzo giocatore più vecchio della serie A. Ma se i suoi coetanei sono sul viale del tramonto, lui sembra aver appena cominciato. In campo non si distrae mai, urla sempre di tutto ai suoi difensori anche quando l'azione è lontana. La sua storia parte da Etruria, sud di Córdoba. Poco più di 4mila abitanti, colonia italiana, l'ingegnere toscano che progettò la ferrovia ne scelse il nome. Le sue origini sono italiane; il suo bisnonno marchigiano, da Montefiore dell'Aso, e uno piemontese. Una famiglia umile, unita e che ha sempre tifato per lui. Il papà Jorge era un camionista, raccoglieva il latte appena munto e lo portava alla Nestlè. La madre, Edilia, vive ancora lì, ad Etruria, e ha una merceria. Bizzarri vince la Champions a 21 anni, con il Real Madrid. Soldi e notorietà non scalfiscono il suo stile di vita e con i primi soldi compra 700 ettari di terra in Argentina. Produce grano, soia e mais e ci pensa Mariano, suo fratello, a seguire l'azienda di famiglia, mentre la sorella, Melina, è avvocato. Da piccolo il suo idolo era Maradona e ha avuto la fortuna di giocarci assieme a calcetto, a casa di un loro amico in comune, a Vallalolid. Prima di arrivare al Pescara, oltre alla Champions con il Real, in Italia ha vestito le maglie di Catania, Chievo, Genoa e, soprattutto, quella della Lazio. Dal 2009 al 2013, è stato compagno di squadra di Luciano Zauri, oggi assistente di Oddo, ma anche di Simone Inzaghi, ora sulla panchina biancoceleste. A Roma ha lasciato tanti amici, ma non ha avuto mai molte occasioni per guadagnarsi il posto da titolare. Sabato tornerà da avversario nel suo vecchio stadio, magari per piazzare il primo "colpo" fuori casa, perché la sconfitta con l'Inter brucia parecchio «E' davvero un grande peccato perdere così», ha detto dopo il 2-1 beffa con i nerazzurri. «Faremo tesoro di questa lezione e sono certo che non si ripeterà. La salvezza si conquista passo dopo passo. Quando non si può vincere, dobbiamo imparare a non perdere. Pensiamo alla Lazio, adesso, sarà un'altra grande partita in un grande stadio ed una nuova opportunità per fare punti». "Nonno" Bizzarri è pronto per lo scherzetto dell'ex, anche se una contusione alla mano gli potrebbe dare qualche problema. E le statistiche gli sorridono: contro i biancocelesti ha all'attivo 3 vittorie, 2 pareggi e 2 sconfitte.
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