Alcaraz spodesta Djokovic: Wimbledon ha un nuovo re

A 20 anni è il terzo più giovane a conquistare il trofeo dopo Becker e Borg Il serbo (campione in carica dal 2018) cede al quinto set dopo un buon avvio
LONDRA. Non può ancora essere un passaggio di testimone, e sarebbe oltremodo affrettato sancire la fine del predominio di Novak Djokovic (campione in carica dal 2018), ma il trionfo a Wimbledon di Carlos Alcaraz, al termine di una finale incerta, combattuta e spettacolare, rappresenta la consacrazione per il 20enne spagnolo.
Un campione per tutte le superfici, adesso anche sull'erba, dove ha vinto la 12ª partita consecutiva (alla vigilia di Wimbledon, si era imposto al Queen's). E già capace lo scorso anno, grazie alla vittoria agli Us Open, di diventare il più giovane n.1 al mondo di sempre. Posizione che - conquistando il torneo londinese, all'età di 20 anni e 72 giorni, il terzo più giovane vincitore dei Campionships nell'era Open (dietro solo a mostri sacri come Boris Becker e Bjorn Borg) - ha meritatamente consolidato. «È un sogno che si avvera, non mi sarei mai aspettato di arrivare a questi livelli sull'erba così presto», le parole di Alcaraz. «Anche se avessi perso, sarei stato comunque orgoglioso di me. Perché ero già contento di poter disputare una finale così importante». Che implicava inevitabili risvolti generazionali, considerati i 15 anni e 348 giorni di differenza tra i giocatori. Protagonisti dell'epilogo più atteso all'All England Club, i primi due favoriti, opposti in un match che non ha deluso le attese di un pubblico, schierato dalla parte dello spagnolo di El Palmar (Murcia). «Ma Novak resta una leggenda del nostro sport, mi ha ispirato ad iniziare a giocare, quando ero ancora bambino vedevo i suoi match in tv». Perso malamente il primo set, una volta liberatosi della tensione per la sua prima finale sui prati londinesi, Alcaraz lotta e vince la seconda partita, e di slancio conquista anche il terzo set. «Nel primo set non mi sono demoralizzato, ma ho solo pensato a come potevo alzare il mio livello», ha raccontato Alcaraz. Un suo passaggio a vuoto nel quarto set viene punito dal sussulto d'orgoglio di Djokovic che trascina il match al quinto set. Dove però è la maggior freschezza e lucidità dello spagnolo a prevalere. (16 76(6) 61 36 64 in 4 ore e 42 minuti). Sportivo il serbo a fine match nel riconoscere la superiorità dell'avversario: «Pensavo che avrei avuto problemi con Carlos sul cemento e la terra rossa, ma dopo oggi (ieri, ndr) la storia è diversa. È difficile digerire una sconfitta così, ma se penso che in passato ho vinto finali simili che forse avrei dovuto perdere, resto comunque in credito con la sorte». Alla terza partecipazione a Wimbledon, Alcaraz diventa così il terzo spagnolo ad aggiudicarsi i Championships, dopo Manuel Santana (1966) e Rafa Nadal (2008, 2010); il quinto in totale (Conchita Martinez e Garbine Muguruza). «Prima di quest'anno avevo disputato solo quattro tornei sull'erba, ma devo ammettere di essermi innamorato di questa superficie. Ed è un vero onore aver vinto davanti a re Felipe (presente nel royal box, ndr). Deve seguirmi più spesso...».
Juniores. C’è un italiano campione in questa edizione dei Championships. È Gabriele Vulpitta che in coppia con il ceco Jakub Filip ha conquistato il titolo del doppio juniores a Wimbledon. In finale Vulpitta e Filip hanno battuto per 6-3 6-3, in appena 58 minuti di partita, il serbo Branko Djuric e il francese Arthur Gea, entrambi 18enni.
Roberto DI Candio

