Almeida, messaggio alla concorrenza

21 Ottobre 2020

Scatto della maglia rosa per guadagnare qualche secondo Vince lo sloveno Tratnik. Gaviria ancora positivo: a casa

UDINE. La 16ª tappa del 103° Giro d'Italia, partita da Udine, conclusa a San Daniele del Friuli e vinta dallo sloveno Jan Tratnik, che nel finale è riuscito a precedere di qualche metro l'australiano Ben O’Connor, ha offerto due corse in una. La prima, non meno importante, per il successo parziale, che alla fine è andato a un atleta mai vittorioso nella corsa rosa; la seconda per la leadership della generale che, per ora, resta nelle mani di Joao Almeida, ieri in grande spolvero dopo la mini-crisi di Piancavallo. Il portoghese ha voluto dare sfoggio del proprio stato di forma con uno scatto poco dopo l'ultimo chilometro che ha frazionato il gruppo dei migliori: tutti hanno perso 2”, nulla in vista delle grandi montagne, dove i distacchi saranno di ben altra consistenza numerica.
La giornata si era aperta però con la notizia di un altro caso di positività al Covid-19 nel Giro: questa volta a cadere nella rete del virus è stato Fernando Gaviria. Il colombiano già a marzo, durante il tormentato UAE Tour, si era ammalato, finendo in ospedale per quasi in mese. Gaviria ovviamente è stato fermato per evitare il diffondersi del virus, tuttavia la sua positività è un duro colpo per il mondo dello sport, e del ciclismo in particolare. Ieri si è avuta la conferma che il Coronavirus non è disposto a fare sconti nemmeno a quegli atleti che lo hanno già contratto. Una lezione, ma anche un segnale. La notizia buona è che, nella squadra di Gaviria, non sono emersi altri casi di positività. Il colombiano, che era asintomatico ed è stato subito posto in isolamento, ovviamente, ha dovuto lasciare la corsa rosa. Finora il suo era stato un Giro anonimo, senza acuti. E dire che di sprint, la sua specialità, ne avrebbe avuti a disposizione. La stagione del sudamericano, in pratica, finisce qui. La notizia di un solo caso di positività (ce n'è un altro, ma non coinvolge corridori, bensì un componente lo staff della Ag2R), dopo la seconda settimana di corsa, è sotto certi aspetti confortante per gli organizzatori: la temuta ecatombe in gruppo non c'è stata e la 'bolla’ alla fine ha retto abbastanza bene. A questo punto la corsa rosa appare avviata verso l'epilogo di Milano. Prima, però, i corridori dovranno salire di quota: e nemmeno di poco: le prossime tappe, infatti, ridisegneranno verosimilmente gli scenari di questa corsa strana e singolare, se non altro per l'inconsueta collocazione stagionale. Oggi l'arrivo a Madonna di Campiglio (1.519 metri sul livello del mare) è, tutto sommato, abbordabile; intimidiscono di più le salite di Forcella Valbona (1.782 metri), del Monte Bondone (1.575 metri) e del Passo Durone (1.020 metri). È solo un assaggio di quello che accadrà il giorno dopo, ovvero giovedì, nella 18ª frazione, che si concluderà ai quasi 2 mila metri dei Laghi di Cancano, prima dei quali i corridori dovranno transitare ai 2.758 metri del Passo dello Stelvio, da sempre 'Cima Coppi’ del Giro. Prima ancora verranno scalati il Campo Carlo Magno (1.681 metri) e l'Hofmahdjoch (1.704). Venerdì 'riposo’ per i big e tappa riservata ai velocisti (non senza, però, qualche scollinamento) che avranno avuto l'ardire di inerpicarsi e di superare le alte vette. Sabato gran finale con il Colle dell'Agnello, l'Izoard, il Monginevro e l'arrivo al Sestriere. Ha davvero ragione Vincenzo Nibali quando dice che il terreno per qualsiasi ribaltone c'è. Questione di gambe.
Paride Di Noia