Amicacci, rimonta fallita: sfuma la Supercoppa

20 Novembre 2023

Basket in carrozzina, i giuliesi partono male e cedono al Potenza Picena il primo trofeo stagionale

GIULIANOVA. Niente da fare per i campioni d’Italia della Deco Metalferro Amicacci Abruzzo, che ieri al PalaCastrum hanno perso la finale di Supercoppa contro il Santo Stefano di Potenza Picena, che bissa così il successo dell’anno scorso. È stata una gara tutta in salita quella degli uomini di coach Carlo Di Giusto, gruppo che si è ripresentato quest’anno ai nastri di partenza molto rinnovato e ringiovanito, cosa che in qualche modo ha pesato sull’assegnazione del primo trofeo stagionale, con gli Amicacci a farsi prendere forse un po’ troppo dall’emozione. Ne è venuta fuori una gara dove il Santo Stefano ha sempre condotto ma pure molto combattuta, con la presenza di tanti tifosi sulle tribune di entrambe le squadre.
La cronaca della gara vede gli Amicacci fin dall’avvio molto contratti, chiudendo sul -7 alla fine del primo quarto (12-19). Precisione al tiro e difesa a tutto campo sono gli ingredienti del team marchigiano di coach Ceriscioli che ingabbia i padroni di casa in un tipo di gioco che non gli appartiene, col risultato che a metà gara gli Amicacci hanno un misero 23% da due punti rispetto a un incredibile 50% del Santo Stefano sia da due che dall’arco: 24-31 il risultato sul tabellone che premia il team ospite.
Alla ripresa del gioco poco cambia, coi giuliesi che sprofondavano fino a -14 (26-40 al 35’) ricucendo fino al -9 del 30’ coi canestri di Benvenuto e Barbibay, 36-45. Nell’ultimo quarto gli Amicacci falliscono purtroppo l’operazione rimonta anche mettendosi col quintetto piccolo, alla ricerca di una più alta velocità di manovra, recuperando fino al -3 del 36’ che riaccende i tifosi sulle tribune: ci pensa però De Miranda che a un minuto dalla fine mette un canestro impossibile dall’angolo che chiude i giochi consegnando il trofeo ai marchigiani in festa.
«Lo specchio del match», ha detto nel dopo gara coach Di Giusto, «sta nell’approccio dei giovani al match: in certi momenti non avevamo la giusta cattiveria agonistica. Sapevamo della loro fisicità nel gioco», continua il tecnico degli abruzzesi, «ma ci siamo fatti sorprendere. Dai più esperti mi aspettavo più presenza mentale invece siamo mancati nella lucidità complessiva. Dobbiamo crescere», conclude Di Giusto.
Marco Rapone
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