Ammazzalorso: Oddo da A Teramo, mi piange il cuore

«Nel 2000 dissi no al Chieti per mantere la parola data all’Avellino»
PINETO. Il professor Aldo Ammazzalorso torna in pista. Lo fa a distanza di quasi cinque anni dalla sua ultima (e fugace) esperienza, sulla panchina del Teramo di Campitelli, stagione 2010/2011. E Lo fa nella sua Pineto (dove risiede ormai da anni), alla guida della squadra che, quasi trent'anni fa, lo tenne a battesimo come allenatore. L'unica in grado di convincerlo ad indossare di nuovo tuta e scarpette da gioco. «Che a dirla tutta», precisa con un sorriso il diretto interessato, poche ore dopo la sua prima seduta di allenamento, «non ho mai abbandonato, dato che tuttora insegno educazione fisica (in una scuola media di Villa Carmine, a Montesilvano, ndc). Battute a parte, è però vero che non avrei accettato alcuna altra offerta. Intanto perché in questi ultimi anni ho preso altre abitudini, prediligendo le domeniche in famiglia, anche se mia moglie», sorride, «sarà contenta di non avermi più tra i piedi, il pomeriggio. Ma il motivo principale è la presenza, in società, di amici fraterni, con i quali avevo già condiviso, a fine anni Ottanta, l'esperienza in biancazzurro e, più di recente, quella fatta (circa quattro anni fa, ndc) nelle vesti di responsabile del settore giovanile del Pineto. Mi riferisco ai due Brocco (Renato e Silvio, ndc), ad Arturo Scrivani, Gerardo De Luca e Renzo Rastelli, che all'epoca era un mio giocatore ed ho ritrovato dirigente. Persone che mi hanno dato tanto sul piano umano e professionale, ed alle quali non ho saputo dire di no quando, l'altra sera (lunedì, ndc), il dg Roberto Giammarino mi ha contattato per propormi di sostituire mister Donatelli, costretto a lasciare per motivi di salute. Approfitto anzi», prosegue Ammazzalorso, «per augurare di nuovo a Peppe (salutato già martedì sera, in occasione del suo insediamento, ndc), col quale ho condiviso, a Coverciano, l'esperienza del corso da allenatore di primo grado, di superare in fretta, ed al meglio, gli attuali problemi».
Che idea si è fatto della sua nuova squadra e, più in generale, del campionato di Eccellenza?
«E' ancora presto per esprimere giudizi, ma mi sembra un ottimo organico. Alcuni ragazzi li conosco già: Fruci, che avevo con me ai tempi del Pescara, Orta e Scartozzi, allenati a Teramo l'ultima volta, e giovani tipo Maloku, che da esterno basso sta facendo cose buonissime. Quanto al girone, al momento è monopolizzato da due squadre, nettamente avanti a tutte le altre».
Ovvero Paterno e Vastese. Club, quest'ultimo, che mister Ammazzalorso conosce bene, avendolo riportato in serie C2, nel lontano 1990.
«Come potrei mai dimenticare la squadra e la città della prima promozione della mia carriera? Fu un'annata bellissima, in un ambiente che vive di calcio e può contare su una tifoseria fantastica. Ricordo bene il sostegno della curva d'Avalos, sempre piena, e mi fa specie vedere una realtà simile tra i dilettanti».
Vasto, comunque, è solo una delle tante formazioni abruzzesi allenate nel corso di una carriera durata quasi un quarto di secolo. Tra i club più importanti, all'appello mancano giusto Chieti e Lanciano.
«Anche se», svela il nipote dell'ex juventino Luisito Monti, «sono stato ad un passo dalla panchina neroverde. Fu nell'estate del 2000, quando mi contattò l'allora presidente Buccilli, al quale dovetti dire no, avendo dato la mia parola all'Avellino del patron Aliberti, all'epoca proprietario anche della Salernitana, allenata da Franco Oddo».
Papà dell'attuale trainer del Pescara, altra sua ex squadra.
«Avendo ripreso dal padre», sottolinea Ammazzalorso, «era quasi ovvio predirgli un luminoso futuro in panchina, ma la naturalezza con cui ha intrapreso la nuova carriera, mostrando ottime cose sia dal punto di vista del gioco che tatticamente, mi ha sorpreso in positivo».
Ce la farà a portare i biancazzurri nella massima serie?
«Glielo auguro di cuore, non foss'altro per l'amaro e sfortunato epilogo della passata stagione. Quel Pescara meritava la A più del Bologna e ci sono rimasto malissimo. Così come nell'apprendere», aggiunge, «la sentenza che, in estate, ha annullato lo storico approdo in B del Teramo. E pensare che pochi mesi prima, mi ero emozionato tanto, sugli spalti del Bonolis, in occasione della festa promozione organizzata dalla società nell'ultima gara casalinga con l'Ascoli...».
L'ultima sul Pineto: cosa le ha chiesto la società?
«Di superare l'attuale momento di impasse e fare il meglio possibile. E' vero: le battistrada sono lontanissime, ma nel calcio non si sa mai, come insegna la Juve di quest'anno...».
Stefano De Cristofaro
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