ANALOGIE COL PESCARA DI 4 ANNI FA

di ANTONIO DE LEONARDIS Sembra essere tornati indietro di quattro anni, quando in biancazzurro c’erano i tre fenomeni (Verratti, Immobile e Insigne) con Zeman in panchina. Quella squadra chiuse l’anda...
di ANTONIO DE LEONARDIS
Sembra essere tornati indietro di quattro anni, quando in biancazzurro c’erano i tre fenomeni (Verratti, Immobile e Insigne) con Zeman in panchina. Quella squadra chiuse l’andata al quarto posto, sulla scia di Torino e Verona, che sembravano imprendibili corazzate, alla prima di ritorno scavalcò gli scaligeri, battuti nel confronto diretto all’Adriatico, piazzandosi dietro i granata e il Sassuolo.
Terzo in classifica proprio come questo Pescara di Oddo, che ha ripreso subito a correre dopo la lunga sosta, portando a cinque la serie delle vittorie consecutive, sorpassando il Novara di Baroni, battuto a Latina, e accorciando comunque il distacco da chi lo precede visto che stasera c’è il confronto diretto tra Crotone e Cagliari. Ma, al di là delle analogie ispirate dalle cifre, è senz’altra la capacità e la voglia di far gioco il comun denominatore tra il Pescara bello e vincente di ieri a quello già a pieno titolo ambizioso di oggi. E sotto questo aspetto la squadra di Oddo non ha mai deluso, tenendosi stretta la sua identità contro qualsiasi avversario, così come capitava alla formazione di Zeman.
Lo ha ribadito anche sabato, in una gara tutt’altro che bella e di difficile lettura, soprattutto per l’atteggiamento rinunciatario e difensivista dell’avversario, costretto ad arrangiarsi dopo l’espulsione-lampo di Emerson. Sempre palla a terra alla ricerca dello spazio giusto per mandare in tilt il muro del Livorno, la capacità di reagire restando se stesso dopo l’imprevisto e casuale vantaggio degli ospiti, meritandosi proprio con la sua prestazione il sorpasso di rigore. Sì, lo stesso Pescara che abbiamo visto quasi sempre nel corso del girone di andata e che sicuramente ha ancora ampi margini di miglioramento che dovremmo scoprire nella seconda fase del campionato appena iniziata, come del resto capitò alla squadra super di quattro anni fa, capace di chiudere la stagione come un rullo compressore con 7 vittorie consecutive, mettendosi tutto il gruppo alle spalle, Torino compreso.
Per crescere dovrà essere innanzitutto meno lezioso in attacco, come gli è capitato anche con il Livorno. Il ritorno al gol di Cocco (sia pure dal dischetto) è un buon segnale, Memushaj, Verre e la sorpresa Mitrita, oltre a Caprari, potrebbero garantire una maggiore incisività arrivando con più frequenza al tiro da fuori area. Intanto i suoi tre fenomeni li sta trovando anche Massimo Oddo: Lapadula, capocannoniere, che di gol ne ha segnati già 11 alla prima di ritorno, proprio come il SuperCiro di 4 anni fa, Campagnaro, che è di gran lunga il più forte difensore della B (con lui in campo nemmeno una sconfitta: non è un caso) e il motorino Benali, centrocampista dovunque, l’ennesima felice intuizione del tecnico biancazzurro. Avanti così allora, il futuro è adesso.
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