Anche Merckx incorona Pogacar «Ormai è lui il vero Cannibale»

ROMA. «Ciò che ha realizzato è inimmaginabile, qualcosa di sovrumano, stento a credere a ciò che ho visto. Ormai é evidente che Tadej Pogacar è al di sopra di me, anche se i paragoni fra epoche...
ROMA. «Ciò che ha realizzato è inimmaginabile, qualcosa di sovrumano, stento a credere a ciò che ho visto. Ormai é evidente che Tadej Pogacar è al di sopra di me, anche se i paragoni fra epoche diverse non mi piacciono». Se a dire queste cose è sua maestà Eddy Merckx, il Cannibale, allora non ci sono più dubbi, se mai ce ne fossero stati: Tadej Pogacar, a soli 26 anni compiuti il mese scorso, è già la leggenda del ciclismo. Ad impressionare così tanto il mondo, che lo celebra sulle pagine dei giornali di metà pianeta, non è stato solo il fatto che abbia conquistato la maglia iridata facendo la tripletta Giro-Tour-Mondiale, come Merckx e Stephen Roche, ma il modo in cui ha realizzato questa impresa. È partito a cento chilometri dal traguardo, una pazzia in cui all'inizio forse non credeva nemmeno lui, ma poi l'ha trasformata in magia, in dominio assoluto, cogliendo la 23ª vittoria dell'anno su 55 corse disputate nel 2024. Pogacar è un fuoriclasse assoluto che può vincere ovunque, classiche di un giorno e grandi corse a tappe; gli mancano solo la Parigi-Roubaix, per la quale secondo alcuni non ha il fisico, e l'oro olimpico, ma l'impressione è che sia solo una questione di tempo. Prima o poi, il Michael Jordan della bicicletta metterà in bacheca anche quei successi.

