Antonetti: «Aiutateci oppure sarà la fine»

19 Aprile 2011

Al Teramo basket serve più di un milione per restare tra i professionisti

 TERAMO. Tanti e subito. Altrimenti sul Teramo basket calerà il sipario. La società ha bisogno di 1.300.000 euro per portare a termine la stagione e iscriversi al prossimo campionato, a prescindere dalla categoria. Il presidente Carlo Antonetti l'ha detto chiaro e tondo.  La conferenza stampa d'urgenza, convocata per il primo pomeriggio di ieri, ha assunto subito il carattere della drammaticità. Antonetti, insieme ai soci Lino Pellecchia e Tonino Biancacci, rimasti in silenzio come i manager Lorenzo Marruganti e Massimo Nardi, ha detto quello che tutti temavano dicesse: «Senza aiuti, la fine è sicura».  Il Teramo, da otto anni in serie A, è il club abruzzese professionistico con il maggior numero di presenze, peraltro continuative, nella massima categoria di appartenenza. «Dobbiamo capire se il territorio, nel quale noi siamo perfettamente integrati, vuole risolvere il problema», ha aggiunto Antonetti con la voce toccata dall'emozione. «La sofferenza si è creata nel primo anno di serie A, affrontato senza sponsor ma chiuso con una strameritata salvezza. Ci siamo fatti forza, ma stagione dopo stagione è stata sempre più dura. Aggiungiamo la crisi economica che sta flagellando provincia e regione. I tempi per un intervento sono strettissimi. Entro il 30 maggio andrà effettuata l'iscrizione, ma già 15 giorni prima bisognerà sistemare stipendi e contributi. E per il 30 giugno sarà indispensabile essere in regola con tutte le incombenze della stagione. Quindi, abbiamo bisogno di 1.300.000 mila euro in vari step. Noi soci non siamo più in grado, finanziariamente, di portare avanti la baracca. Con orgoglio vi mettiamo a conoscenza che abbiamo sempre onorato i nostri impegni: siamo in regola con i pagamenti previdenziali e non abbiamo pendenze con Lega e Federazione. Siamo quasi in regola con gli stipendi dei giocatori».  Il Teramo basket è una realtà atipica perché non ha alle spalle un gruppo industriale come, ad esempio, Siena (Montepaschi), Milano (Armani) e Pesaro (Scavolini). Antonetti & co. sono stati bravissimi, nel corso di un'avventura durata 11 anni, a coinvolgere istituzioni e imprenditoria. Negli ultimi tempi, però, i partner istituzionali si sono fatti da parte e devono assumersene le responsabilità. Anche in questo caso, i numeri sono grandi. «Da Provincia e Regione avevamo un contributo annuo di circa 600mila euro, che adesso è venuto a mancare», dice il presidente. «Ho già parlato con il sindaco, i funzionari di Provincia e Regione e i vertici della Bancatercas: siamo nelle loro mani. Sia chiaro: ringraziamo tutti gli sponsor, grandi e piccoli, che finora ci sono stati vicini, in modo particolare la Bancatercas, ma se hanno davvero a cuore questa realtà devono intervenire con più forza. Ora o mai più. Le istituzioni sono venute a mancare del tutto, gli imprenditori in parte. Noi tre non possiamo sopportare più il peso di un club a così alti livelli. Ricordo che in Italia ci sono solo due sport professionistici di squadra: il calcio e il basket. Si tratta di una bella cosa, ma che comporta una pesante tassazione».  Alla fine del campionato mancano quattro giornate. La Bancatercas, reduce dalla sconfitta nello scontro diretto con l'Enel Brindisi, ha l'occasione di rimettersi in carreggiata contro il Fabi Shoes Montegranaro. «Credo fermamente nella salvezza malgrado l'ultimo posto in classifica. E giuro che lotteremo fino a quando sarà possibile per regalare l'ennesima soddisfazione al nostro popolo. Ma sarà completamente inutile se non verremo sostenuti. La Bancatercas può essere un attore importante in questa vicenda. Un ingresso della banca nel pacchetto azionario? Non saprei rispondere, bisognerebbe rivolgere la domanda all'istituto bancario. Le potenzialità le ha tutte per toglierci le castagne dal fuoco e dare un futuro al basket teramano. Rimaniamo in attesa di eventuali sviluppi». Il nome magico è quello di Lino Nisii, presidente storico della Bancatercas e da sempre vicino al Teramo. Se volesse, anche in questo momento di crisi economica, potrebbe radunare attorno a un tavolo un gruppo di imprenditori e fare in modo che la bandiera biancorossa non venga ammainata. Un milione e 300 mila euro sono bei soldini, ma non abbastanza da giustificare la fine di un club.  «E' stata una straordinaria esperienza», ha detto in conclusione Antonetti. Tocca e Nisii e ad altri fare in modo che il Teramo basket non finisca nell'ambum dei ricordi belli ma tristi.

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