Applausi e striscioni, l’Adriatico è in silenzio

Minuto di raccoglimento e tanti attestati di cordoglio. Solo fischi per l’ex Aquilani
PESCARA. Ha vinto (giustamente) il Sassuolo, ma non è stato un pomeriggio di sport. Quella andata di scena ieri all'Adriatico aveva connotati diversi da una partita di calcio. O meglio, in campo le due squadre si sono affrontate cercando di superarsi a vicenda, anche se fin dalle battute iniziali è emersa la superiorità tecnica degli emiliani. Però il contorno non aveva nulla a che fare con una gara di pallone. Alla vigilia ci si è chiesti che senso avrebbe avuto far disputare il match dopo la sciagura dell'hotel Rigopiano. Pescaresi e abruzzesi (e non solo) in ansia per le sorti dei dispersi, mentre i ragazzi di Massimo Oddo provavano nei giorni scorsi a concentrarsi su una sfida vitale per il loro futuro.
Alla fine il governo del calcio ha deciso che lo spettacolo doveva continuare. Nessuna sorpresa, d'altronde nel 2012 in questo stadio si giocò Pescara-Bari il giorno dopo la morte di Franco Mancini con la Lega che rifiutò la richiesta di rinvio. E poco importa se ieri sulle gradinate l'incontro è stato seguito in rigoroso silenzio. Così, in un clima surreale è iniziata la contesa, preceduta dal minuto di raccoglimento dedicato alle vittime e con gli applausi finali degli spettatori che per un attimo hanno interrotto la quiete.
La curva Nord, insolitamente composta e silenziosa, ha lanciato i suoi messaggi a suon di lunghi striscioni. Sul primo c'era scritto: "Non si può tifare e far finta di niente. Rispettiamo il dolore della nostra gente". Poi altri due per testimoniare la vicinanza agli sfortunati protagonisti di una tragedia immane. "Con la violenza della natura ci siamo dovuti confrontare, ma la nostra gente è abituata a lottare" e "Avanti Abruzzo, insieme ci riusciremo a rialzare".
L'atmosfera ovattata dell'Adriatico viene disturbata solo quando l'ex Alberto Aquilani entra in possesso del pallone. Per lui fischi sonori, causati dalle dichiarazioni pronunciate dal centrocampista romano durante la presentazione a Sassuolo e mal digerite dai supporter pescaresi. In un clima così dimesso non c'è spazio nemmeno per un riconoscimento a Matteo Politano, l'altro ex in campo che a differenza di Aquilani ha lasciato buoni ricordi in Abruzzo. Ad un certo punto l'esterno offensivo neroverde si è avvicinato alla panchina aggiuntiva del Pescara per salutare il presidente Daniele Sebastiani e i membri dello staff sanitario guidato dal professor Vincenzo Salini. Sorridendo, Politano ha chiesto una bottiglietta d'acqua ed è stato subito accontentato. I due tecnici hanno vissuto la gara con grande coinvolgimento. Marcello Donatelli, seduto sulla panchina biancazzurra al posto dello squalificato Massimo Oddo, ha incitato i calciatori dall'inizio alla fine. Li ha spronati invano, anche quando sbagliavano un passaggio o non coprivano una marcatura. A pochi metri di distanza il pescarese Eusebio Di Francesco, più pacato rispetto a Donatelli, ricordava puntualmente ai suoi i movimenti da mettere in atto. Nella ripresa il guizzo di Jean-Cristophe Bahebeck ci ha ricordato che all'Adriatico si stava svolgendo una partita di calcio con i biancazzurri impegnati in un appuntamento cruciale. Grazie al centravanti francese lo stadio ha registrato l'unico boato in un pomeriggio da dimenticare in fretta. Dopo aver superato Consigli è andato ad abbracciare medici e fisioterapisti: un gesto di liberazione per mettersi alle spalle un periodo costellato da tanti infortuni. Non è bastato: l'uno-due del Sassuolo firmato da Pellegrini e Matri ha spento le velleità del Delfino.
E quando mancava più di un quarto d'ora al triplice fischio molti tifosi hanno abbandonato i loro posti. Stadio svuotato ancor prima del calcio di rigore fallito da Biraghi. Un segnale di resa per una salvezza che ora diventa un miraggio.
Giovanni Tontodonati
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