Aracu: un pezzo d’Abruzzo nelle Olimpiadi 2026

Il dirigente aquilano è membro del Coni: «Milano-Cortina, un gioco di squadra. Malagò il leader»
PESCARA. «Abbiamo ballato fino a tarda notte alla festa organizzata dal Cio. Vedere ballare Malagò senza la giacca e vedere brindare insieme Sala e Fontana, che appartengono a colori politici diversi, mi ha fatto sentire parte di una vera squadra, di un’altra Italia. È stata una sensazione bellissima». È ancora emozionato Sabatino Aracu, 65 anni, aquilano d’origine e pescarese d’adozione, membro della giunta esecutiva del Coni, dopo l’assegnazione dell’organizzazione delle Olimpiadi invernali del 2026 all’Italia. Al fatidico annuncio del presidente Cio Thomas Bach («The winner is Milano-Cortina) nel salone del Swiss Tech Convention Center di Losanna, ha assistito anche Aracu, presidente della federazione italiana sport rotellistici, l’unico abruzzese del Coni presente insieme all’avezzanese Mario Pescante. L’Italia ha battuto nettamente gli svedesi di Stoccolma e Aare (47 a 34) e tornerà ad organizzare l’Olimpiade invernale 20 anni dopo Torino. «Ha vinto il gioco di squadra», esulta Aracu, «tutti hanno remato dalla stessa parte, anche le forze politiche di ogni schieramento. A portare i voti, però, non sono stati i politici. Sono stati i presidenti internazionali italiani e i membri Cio, cioè gli stessi Malagò, Pescante e Ricci Bitti. La carta vincente è stata il gioco di squadra, anche tra il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, il presidente della Regione Veneto, Giuseppe Zaia, quello della Regione Lombardia, Attilio Fontana, e il sottosegretario allo sport, Giancarlo Giorgetti. Quando ho organizzato i Giochi del Mediterraneo a Pescara, ho messo attorno a un tavolo tutti i partiti della Regione, maggioranza e opposizione. Sono finiti i tempi dei solisti. Si possono ottenere grandi risultati solo col gioco di squadra».
Un successo netto che è andato oltre le più rosee aspettative con ben 13 voti di scarto. La proposta italiana è stata premiata per la compattezza politico-istituzionale e sportiva della candidatura, per il progetto sostenibile e per la scelta dei luoghi simbolo del Paese. «A mio avviso non c’era partita», dice Aracu. «La nostra candidatura era di gran lunga superiore a quella della Svezia. Noi abbiamo puntato tutto su Milano, una grande città, giovanile ed europea, e sulle Dolomiti, le montagne più belle del mondo. Non mi è piaciuto il discorso di presentazione della Svezia, quando è stato detto che con loro le Olimpiadi sarebbero state sicure, facendo capire di non fidarsi degli italiani. Noi, invece, dimostreremo di essere all’altezza. Accenderemo i riflettori sull’Italia e sarà un affare per tutti». Soprattutto a livello economico e occupazionale. «Si stimano 4 miliardi di euro di ricaduta economica tra imprenditori che investono e l’indotto del turismo, e 22mila posti di lavoro. Ci saranno grossi investimenti per rendere ancora più forte l’immagine dell’Italia. Chi ci guadagnerà tanto è Milano. Immaginate come potrà diventare dopo le Olimpiadi. Ci sarà un restyling della linea metropolitana e di quei quartieri che non sono stati interessati dai lavori con l’Expo». È anche la rivincita di Giovanni Malagò, presidente del Coni, dopo le ferite per il no del sindaco di Roma, Virginia Raggi, alle Olimpiadi estive del 2024. «È stato il riscatto di Malagò», risponde Aracu, «Giovanni è stato il coordinatore della squadra e ha fatto sì che tutti svolgessero il loro lavoro. Ha fatto quello che dovrebbe fare un grande presidente del Coni. È stato un leader. Il suo lavoro, insieme al ruolo intelligente della politica, è stato determinante».
Aracu è il presidente federale più longevo: dal gennaio del 1993 è a capo della federazione Fihp (hockey e pattinaggio) che poi si è trasformata in Fisr (sport rotellistici). Dal 2005 è al vertice della federazione mondiale. Ha vissuto all’Aquila fino al 1981, quando si è trasferito a Pescara. È stato un pattinatore e negli anni Ottanta, nella specialità corsa, si è aggiudicato quattro titoli europei, l’ultima volta a Pineto. «Ho dato tanto per l’Abruzzo», ricorda il presidente nazionale della Fisr, «ho portato grandi eventi che hanno dato lustro e visibilità alla nostra regione, dai Mondiali di sci juniores a Roccaraso a quelli di pattinaggio, senza dimenticare l’organizzazione dei Giochi del Mediterraneo. Lo sport e il turismo sono una risorsa per l’Abruzzo».
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