BALO-MONZA: DAVVERO UN’ARMA IN PIU’?

7 Dicembre 2020

Ha smesso di essere Super già da un po'. Forse da quel pomeriggio di fine giugno, otto anni fa, a Varsavia, quando fece doppietta alla Germania e mandò l’Italia di Prandelli alla finale degli Europei,...

Ha smesso di essere Super già da un po'. Forse da quel pomeriggio di fine giugno, otto anni fa, a Varsavia, quando fece doppietta alla Germania e mandò l’Italia di Prandelli alla finale degli Europei, poi persa contro la Spagna. Tolse la maglietta, fece vedere il fisico, volle dire a tutti che lui era Balotelli. Sì, lo stesso Balotelli ragazzino-prodigio all’Inter, quello che «tra due o tre anni, al massimo, vincerò il Pallone d’Oro», ma non ci era ancora riuscito e la colpa era sempre degli altri. Troppo criticato, troppo inseguito, troppo tutto. Lui, quel giorno, era pronto per riprendersi il mondo.
Non è andata benissimo. Perché anche gli altri lo hanno molto aspettato, molto coccolato, molto compreso e lui un po' di segnali li ha dati (l’anno e mezzo molto buono al Milan tra il 2013 e il 2014, il biennio di Nizza) ma mai tanti e con continuità tanto da ricompensare la fiducia che gli veniva accordata. Alti e bassi, arrampicate e cadute. Sempre così. Come a Brescia, la sua Brescia: il posto della rinascita e dalla pacificazione e, invece, un tonfo rumoroso.
«Questa è l’ultimissima chiamata» gli ha detto Adriano Galliani, aprendogli le porte del Monza e sperando che, lui, lì, ritrovi le dolci melodie di Milanello. Balotelli ha trent’anni e un talento che, a queste latitudini, potrebbe davvero fare la differenza; adesso, bisogna capire se, una volta ritrovata la piena condizione fisica (e ci vorrà un po'), anche quella mentale potrà assecondare le sue voglie e quelle del suo nuovo club.
L’allenatore Cristian Brocchi continua ad avere difficoltà a garantire il decollo di una squadra costruita per vincere e il tracollo (3-0) di ieri a Reggio Emilia le ha certificate: nono posto, -7 dal secondo posto e appena nove gol segnati (solo cinque squadre hanno fatto peggio). In una squadra così, Mario Balotelli sarebbe manna e anche qualcosa in più ma si torna sempre al punto di partenza: dipende da lui, solo da lui. Ormai è tardi per prendersi il Pallone d’Oro ma forse è ancora in tempo per riprendersi l’etichetta di Super. Almeno in B.
*giornalista Sky Sport
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