Barbarossa: squadra forte ci mancava solo equilibrio

«Con Fuentes troppo sbilanciati, Ricci bravo a creare e a motivare il gruppo»
PESCARA. La Winter Cup è un successo di squadra, e per squadra non s’intendono solo i giocatori o lo staff tecnico. Ma anche dirigenti e sponsor. Non solo l’Acqua&Sapone. Ci tiene Enio Barbarossa, il patron dell’azienda che dà il nome alla squadra, a sottolineare questo concetto. Il giorno dopo il trionfo del PalaCercola di Napoli è al lavoro, come al solito. Sorridente e disponibile. «Parlo certo, ma lo faccio a nome della famiglia. Anzi a nome di tutti, anche dei tanti sponsor che ci sostengono».
Presidente, per come era iniziata la stagione il trionfo nella Winter Cup ha quasi dell’incredibile.
«Ma noi eravamo consapevoli della forza della squadra. Ci sono tanti nazionali, italiani e stranieri».
E quindi?
«Bisogna solo trovare il giusto equilibrio».
Che cosa significa?
«Noi siamo partiti con il tecnico spagnolo Fuentes che aveva fatto bene alla Luparense. In sei gare, però, abbiamo conquistato una vittoria, un pareggio e quattro sconfitte. Abbiamo subito 27 gol, realizzandone 20. Andavamo tutti all’attacco e non c’era equilibrio, per l’appunto».
Poi è arrivato Ricci e l’Acquaesapone è esplosa.
«Ricci sta allenando gli stessi giocatori, gli stessi uomini».
Colpa di Fuentes?
«Non parlerei di colpe. Probabilmente, non si è integrato bene. Ricci è un grande comunicatore. Un motivatore. Ha saputo cementare il gruppo. Un allenatore deve anche tenere in pugno lo spogliatoio. Non deve insegnare solo la tecnica, tanto più se guida un gruppo composto da tanti nazionali. C’è la tattica, per carità. Ma il merito di Ricci è stato quello di creare una squadra e di motivarla. L’unione fa la forza...».
Da qui la rincorsa in campionato e il successo in Winter Cup.
«Giochiamo bene e siamo diventati una squadra simpatia. E’ questa la nostra mission».
Perché il calcio a 5? Perché la sua azienda ha deciso di puntare su questa disciplina?
«E’ la più popolare al mondo. Chiunque gioca a calcio a 5. E il nostro marchio ha bisogno di essere il più popolare possibile. E poi abbiamo un pubblico straordinario, vengono anche da fuori provincia per vederci. Vogliamo fare sport nella maniera più corretta possibile. Non ci interessano le beghe e le tensioni».
Era a Napoli mercoledì?
«No, io non vado in trasferta. Ho visto le partite in televisione. Noi come famiglia Barbarossa e come azienda vogliamo pubblicizzare il marchio Acqua&Sapone, ma l’immagine va trasmessa un’immagine pulita. Puntiamo a vincere, ma non a tutti i costi. Non a costo di prevaricazioni. Noi siamo una famiglia: i giocatori devono essere bravi e corretti».
Nessun dubbio sul valore della squadra dopo l’inizio deludente?
«Erano e sono grandi giocatori, giocavano solo troppo sbilanciati in avanti. Ripeto: non c’era equilibrio».
Puntate allo scudetto?
«In campo si va sempre per vincere. Ognuno nel suo lavoro cerca di ottenere il massimo e la nostra squadra fa lo stesso. Ma sempre nel rispetto degli avversari. Noi ci proveremo, ma se meriterà qualcun altro saremo i primi ad applaudire. Chi fa sport sa che si può vincere e si può perdere, fa parte della competizione».
Nostalgia del ciclismo?
«Il ciclismo in Italia è cambiato. Forse troppo. E ci sono sempre meno squadre italiane. Poi, magari, c’è chi fa sacrifici come l’amico Valentino Sciotti (Vini Fantini, ndr) e gli viene anche preclusa la possibilità di fare il Giro d’Italia. Perché? Un’organizzazione italiana (la Rcs, ndr) che esclude una squadra italiana a beneficio di un’altra straniera, perché?».
E’ accaduto anche a lei quando aveva la squadra di ciclismo dell’Acquaesapone.
«Infatti, sono uscito da questo mondo. Spero che non faccia la stessa cosa Valentino Sciotti. Mi domando: che figura ci fa con gli sponsor giapponesi? Ma è questo il modo di sostenere il made in Italy?».
Infine, il caso Pescara calcio e le auto incendiate al presidente Sebastiani.
«Il presidente ha dato tanto al Pescara negli anni. Fino a giugno veniva portato in trionfo per la promozione in serie A. E poi nel giro di otto mesi si passa dal paradiso all’inferno? No, non si fa così. Facile dire: “Bisogna comprare i grandi giocatori”. Ma poi occorre tirare fuori i soldi, e se uno non li ha? Che cosa deve fare? Qui, stiamo parlando di serie A, mica di Terza categoria! Le risorse sono queste, non si possono indebitare le aziende per il calcio. Assolutamente!».
Quali sono i suoi rapporti con la famiglia Iannascoli, rivale nel calcio a 5 con il Pescara?
«Buoni, normali. Non c’è alcun problema. Certo, in campo siamo rivali, ma fa parte del gioco».

