«Barche o idrovolanti? No, Formula Uno»

I pareri di chi (in Abruzzo) va a vela convergono su un punto: «Passo verso la tecnologia»
Barche a vela, idrovolanti? Oppure aliscafi “green”? O ancora sogni irrealizzabili che servono per testare la tecnologia e alimentare il mercato? Quante domande attorno a Luna Rossa & company che dimostrano anche l’interesse che stanno suscitando queste “balene del mare”. L’approccio dei velisti, di coloro che amano regatare, è variegato. Foil (le ali che s’immergono e fanno volare Luna Rossa), “braccia”, “arma” (il sistema di sollevamento), sono diventati termini di uso comune e intesi come strumenti ambiti da competizione applicabili in un futuro neanche tanto lontano. Perché per Riccardo Di Bartolomeo, di Pescara e campione italiano e mondiale (categoria non professionisti) di vela d’altura con la sua Man, è il presente: «Già oggi si può navigare con queste barche che per similitudine sono come i go-kart e le Formula Uno. Il foiling esiste da circa quarant’anni, i neozelandesi lo hanno sviluppato e il cantiere italiano Persico, che produce alcuni pezzi standard per la coppa, ha già in produzione in grande serie una barca che regata in un campionato nazionale di alcuni Paesi e in un Mondiale». Di Bartolomeo è entusiasta delle regate nel golfo di Hauraki, ad Aukland, non ne ha persa una: «Sono avvincenti, piene di tattica, abilità e strategie. E producono un grande spettacolo. Puro match race, sfide a due sul mare dove prevalgono velocità pazzesche, manovre perfette, equipaggi fortissimi. E gli errori si pagano. Ma su Luna Rossa sono bravissimi».
Non la pensa così Giacomo Fanesi, anche lui di Pescara, esperto del mare e insegnante di discipline nautiche, un riferimento per tanti che vanno per mare: «Mi spiace, ma non le considero barche a vela in quanto una vela naviga in dislocamento e non fuori dall’acqua. Per me sono aliscafi spinti da un propulsore che sfrutta energia pulita». Le regate comunque le vede, con nostalgia: «Le seguo con passione, ma non più con l'interesse dei tempi di Azzurra e del Moro. È anche giusto che la tecnologia debba andare avanti per la ricerca dei materiali, ma non è più l’uomo che governa il mezzo, la sfida si vede solo nella partenza poi va scemando durante la regata».
D’accordo con lui Nino Venditti, presidente del neo Circolo nautico Pescara: «A quelle velocità, che sono quattro volte quelle del vento, i marinai normali non ci andranno mai, quanti sono riusciti a guidare una Formula Uno?».
Si parla di materiali strutturali ed elettronica perché per quel che riguarda, invece, le vele Alberto D’Ambrosio, titolare della veleria Undersail di San Giovanni teatino, non vede molte differenze con quelle sul mercato: «Beh, da dietro la tv mi sembra che anche l’aerodinamica sia la stessa; inoltre la doppia randa la vedo di difficile sviluppo per un utilizzo diportistico». E sulle barche: «Se si fa caso alle espressioni dure che hanno gli skipper durante le regate si capisce subito che portare dei “mostri” del genere è tutto meno che rilassante e quindi impossibile per un uso normale».
Diventa una questione su come s’intende la vela, di carattere, e non generazionale. Perché anche a uno come Davide Consorte, 40 anni e che da quando ne aveva 11 va a vela fino a diventare navigatore solitario e oceanico, questi “colossi” non vanno giù: «Non ho visto una regata, è un altro sport. Mi sento lontano anni luce: io sono per la vela impegnativa, quelle barche invece non possono neanche navigare con mare mosso. L’appplicazione dei foil? Ottima cosa, ma di difficile impiego nel settore crocieristico: secondo me ci si può far del male».
Entusiasta, invece, Domenico Guidotti, da poco rieletto presidente Federazione vela IX zona Abruzzo-Molise e presidente della Consulta nazionale: «Mi sveglio di notte per vedere le regate e mi diverto. E’ il trionfo della tecnologia e la vela diventa spettacolare».
In questo contesto il parere di Marco Bovani, fondatore del Circolo La Scuffia a Pescara e che va a vela tutto l’anno, è salomonico: «Luna Rossa rappresenta un ulteriore passaggio per la crescita del mondo della vela in generale. Ci sarà qualche difficoltà ad avvicinarci a quell’idea di competizione e a quella tecnologia, ma è innegabile che un domani nei fruiremo pure noi. Anzi, i nostri figli».
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