Barella promuove Spalletti: «Schiettezza e grandi idee»

8 Settembre 2023

L’unico italiano tra i 30 per il Pallone d’oro: «Il ct mi ha chiesto grinta, assist e gol» Gli azzurri domani contro la Macedonia del Nord iniziano la rincorsa agli Europei 

ROMA. Luciano Spalletti è pronto all’esordio sulla panchina azzurra: domani alle 20.45 a Skopje, in casa della Macedonia del Nord, va a caccia dei tre punti che servono per inseguire il secondo posto nel girone di qualificazione agli Europei, ora occupato dall’Ucraina che gli azzurri ospitano a San Siro. A Spalletti spetta il compito di evitare lo choc dell’eliminazione dalla competizione vinta tre anni fa, che farebbe il paio con quella già abbastanza choccante dai Mondiali (per mano della Macedonia, tra l’altro).
Spalletti è chiamato a invertire la tendenza che ha visto pochi esordi felici dei suoi predecessori dal 2000 in poi. A Roberto Mancini era andata bene con 2-1, ironia della sorte, sull’Arabia Saudita. Ma prima di ”Mancio” solo Antonio Conte nel nuovo millennio aveva debuttato con un successo. Giovanni Trapattoni ad esempio aveva iniziato con un 2-2 a Budapest il 3 settebre 2000 nelle qualificazioni mondiali. Marcello Lippi aveva perso in casa dell’Islanda 2-0 il 18 agosto 2004. Roberto Donadoni, in amichevole il 16 agosto 2006, era capitolato a Livorno 0-2 con la Croazia. Il ritorno di Lippi era iniziato con 2-2 a Nizza il 20 agosto 2008. Ko per Cesare Prandelli il 10 agosto 2010 a Londra con la Costa d’Avorio per 1-0. Poi Conte a Bari il 4 settembre 2014: 2-0 all’Olanda. Giampiero Ventura il primo settembre 2016 aveva perso a Bari con la Francia.
Alla vigilia la carica della nuova Italia la suona Nicolò Barella. «Comincia un nuovo corso, bisogna partire subito forte, con due vittorie, per ritrovare fiducia e nuovi stimoli», ha detto alla vigilia l’unico italiano inserito fra i 30 candidati per il Pallone d’oro, punto fermo dell’Inter e della Nazionale dove vanta 45 presenze, convocato per la prima volta in azzurro proprio per una gara con la Macedonia del Nord. «Avendo già giocato contro la Macedonia sappiamo che sarà una sfida difficile», ha avvertito il centrocampista, ricordando come «quella sera a Palermo sentii troppo la pressione, io e i compagni non riuscimmo a giocare con ordine e lucidità. Pensavamo di non meritare di essere lì e questo ci condizionò». Adesso si apre una nuova pagina: «Non avevamo percepito nulla a giugno di un possibile addio di Mancini», ha confessato, «per quanto mi riguarda non posso che ringraziarlo. Con Spalletti è arrivato un allenatore altrettanto bravo ma non mi sentirete mai dire se uno è meglio dell’altro. Il nuovo ct avrà bisogno di tempo e grande disponibilità da parte di tutti. Intanto ci ha trasmesso grandissime idee», ha continuato, «sono nuove pure per me a livello di movimenti anche senza palla, fase difensiva e non solo. Mi ha colpito la sua schiettezza. Cosa mi ha chiesto? Grinta, inserimenti, qualche assist e qualche gol in più». E sul Pallone d’oro: «Sono orgoglioso e non la vivo come una responsabilità, sicuramente qualche altro giocatore italiano avrebbe meritato di essere nella lista».
Angelo Caradonna