Baroni: «Fischi e insulti? Io sempre a testa alta»

26 Aprile 2015

Il tecnico biancazzurro beccato dall’inizio alla fine della partita dai suoi ex tifosi: «La memoria è corta, qui ho fatto cose importanti. Dedico la vittoria ai pescaresi»

INVIATO A LANCIANO. Il suo ritorno a Lanciano non è stato dei migliori, sotto l’aspetto prettamente ambientale e dell’accoglienza, ma a Marco Baroni poco importa visto alla fine è riuscito a rovinare il sabato pomeriggio ai suoi ex tifosi. L’alleantore del Pescara era l’uomo più atteso del derby. È stato coperto di insulti appena l’autobus del Pescara ha fatto capolino nei pressi dello stadio, intorno alle 13,30. Cori di ogni genere contro il 51enne allenatore fiorentino. Il suo ingresso al Biondi c’è stato circa 50’ del calcio d’inizio con il suo solito sopralluogo in campo.

Baroni ha sfidato l’ira e la rabbia della sua ex tifoseria che ha fatto salire i decibel appena l’allenatore è passato sotto la curva Sud, cuore pulsante del tifo rossonero.

Il tecnico del Pescara non ha mandato giù l’accoglienza dei lancianesi. «Mi dispiace perché purtroppo la memoria è corta», dice Baroni, «capita a volte che non si raccoglie ciò che si semina in precedenza. Oggi sono stato in panchina a testa alta» e continua. «L'anno scorso ho fatto un campionato con diversi giocatori esordienti, totalizzando 60 punti e portando anche soldi nelle casse della società lanciano, perché ho fatto giocare tanti giovani, almeno 6. Peccato per quello che è successo».

Cori, insulti e fischi per Baroni, che alla fine è ripartito dal Biondi con tre punti nel borsone. «Abbiamo preso punti importanti. Non è stata una delle nostre partite più belle ma ci siamo presi una vittoria pesante. Col Brescia ad esempio abbiamo perso creando tante palle gol e oggi a Lanciano ci è andata bene. È stata una prova di gruppo. Potevamo subire tanto invece siamo stati attenti, siamo in corsa e va bene così. Una dedica? Ai nostri tifosi e in particolar modo a Massimiliano, Paride e Sonia Albanese e a suo marito per essere stati vicino alla mia famiglia in un momento particolare della nostra vita». La serie A nel mirino. «Dobbiamo finire bene il campionato. Siamo capaci di soffrire e attaccare di squadra. Per avere la certezza dei play off occorrono almeno 63 punti», ha commentato il tecnico in sala stampa. «Questa vittoria ci consente di preparare al meglio le prossime due partite nel giro di pochi giorni. Recuperiamo le energie perché non ancora abbiamo fatto nulla». Baroni ha già pigiato il tasto “reset”. Il derby fa parte già del passato nella sua mente. Nemmeno le polemiche relative all’arbitraggio lo scalfiscono. «Non voglio commentare, mi conoscete e sapete che non lo faccio mai. Pescara non brillante? Il nostro gioco è stato sporco e frenetico, non riuscivamo a dialogare, mentre il Lanciano è una squadra fisica e aggressiva».

Baroni, poi, fa chiarezza sul parapiglia finale con Bjarnason che si è andato a scusare con i tifosi rossoneri per l'esultanza e il tecnico e i giocatori della Virtus pronti a “farsi giustizia”. «Forse anche D’Aversa ha frainteso, ma Birkir voleva solo scusarsi per un'esultanza forse esuberante, ma di certo non abbiamo preso in giro nessuno». A fine partita, infatti, D’Aversa molto sportivamente è andato a stringere la mano a Bjarnason.

©RIPRODUZIONE RISERVATA