Baroni: nessuna vendetta, sono l’uomo del perdono

Il tecnico del Novara esonerato l’anno scorso a Pescara: «Basta con certi discorsi Il mio orgoglio è guidare una squadra costruita per la salvezza che ora è terza»
PESCARA. Lo scherzetto dell'ex. Marco Baroni fa il bis infliggendo un enorme dispiacere al Pescara, così come aveva fatto nella passata stagione vincendo a Lanciano alla guida dei biancazzurri. Stavolta il successo ha un sapore più gustoso perché il tecnico del Novara non ha dimenticato l'esonero dell'anno scorso, arrivato a soli 90’ dal termine della regular season. Eppure, a fine gara il 53enne toscano evita di cadere nel vortice delle polemiche. «Smettiamola con i discorsi sulla vendetta», afferma Baroni, «eventualmente io sono un uomo del perdono. Sono venuto all'Adriatico con una squadra costruita per ottenere la salvezza, ma che ora si ritrova terza in classifica. Credetemi, sono contento solo per questo motivo». Poi, quando gli viene chiesto se in futuro potrà esserci la possibilità di allenare di nuovo il Delfino, sorride e se ne va. Un no-comment che spiega inequivocabilmente il suo stato d'animo nei confronti di una piazza che non lo ha mai amato. Nel corso della gara raramente si agita, piuttosto appare concentrato a dare indicazioni ai suoi uomini che eseguono i compiti alla perfezione. Alla fine porta a termine il "delitto perfetto" facendo ricorso ad un atteggiamento difensivo, ma ordinato ed efficace. Un saggio di quel credo che gli ha impedito di instaurare un bel feeling con i pescaresi. «Siamo riusciti a limitare la manovra dei nostri avversari chiudendo le traiettorie dei passaggi. Le occasioni che hanno creato sono nate da alcuni disimpegni sbagliati nostri. A volte siamo stati frettolosi, però non ricordo grandi interventi di Da Costa. Sapevamo che era una prova durissima, ma siamo stati bravi a chiudere gli spazi. Mi aspettavo che i biancazzurri potessero perdere un po' di fiducia dopo alcuni errori. Tuttavia, non bisognava abbassare la guardia perché ci sono giocatori che ti possono far male in qualsiasi momento».
Il Novara ha sbloccato il match sfruttando un calcio da fermo. «Loro difendono ricorrendo alla densità, non attaccando la palla, perciò abbiamo deciso di muoverla liberando Corazza e per fortuna è andata bene». Al triplice fischio ha abbracciato Memushaj e qualche altro biancazzurro, ma ha evitato ancora una volta (era successo anche all'andata) il presidente Daniele Sebastiani. Eppure, dopo la partita non è scappato via. «Ho tanti amici qui, non riparto per Novara con la squadra, resterò a cena a Pescara e domani (oggi, ndc) tornerò a casa». Il terzo posto conquistato a spese del Delfino è motivo d'orgoglio per una neopromossa con ambizioni. «Dobbiamo rimanere con i piedi per terra. Ripeto, il primo obiettivo era la salvezza che abbiamo raggiunto con largo anticipo. Ora siamo in alto e faremo di tutto per rimanerci. Vogliamo continuare ad essere protagonisti. Crotone e Cagliari sono irraggiungibili, perciò soffermarci a parlare ora del terzo posto non ha senso: la strada è ancora piena di insidie». Intanto, Baroni torna a casa con tre punti preziosissimi. La qualità del gioco espresso dalle sue squadre non sarà eccitante, ma negli ultimi anni pochi allenatori hanno totalizzato più punti dell'allenatore fiorentino: 172 in 114 gare al timone di Lanciano, Pescara e Novara. Ma da queste parti in pochi lo rimpiangono.
Giovanni Tontodonati
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