Baroni: Pescara ancora senza una vera difesa

1 Agosto 2014

Il tecnico: è il reparto che mi preoccupa di più, davanti e in mezzo va bene

PESCARA. Il cantiere resta aperto. A distanza di dieci giorni, torna a parlare Marco Baroni. Da quella data, sul mercato qualcosa si è mosso, ma la sensazione è che l’allenatore del Pescara attenda ulteriori rinforzi.

La squadra rivoluzionata con sedici volti nuovi (più Bjarnason) mostra ancora squilibri. L’attacco è ben assortito, a centrocampo manca (almeno) una pedina e la difesa è il reparto più scoperto. C’è tempo per completare l’opera, se, come dice Baroni, si vuol fare un campionato all’altezza di questa piazza.

Baroni, a che punto è il suo Pescara?

«Le due fasi del ritiro mi hanno aiutato a conoscere i ragazzi. Abbiamo svolto un buon lavoro, ma dovremo operare ancora. Eravamo e siamo un cantiere aperto».

Lei voleva almeno sette acquisti. È ancora della stessa idea?

«Le mie dichiarazioni hanno fatto scalpore, però era una strategia concordata con Repetto e Pavone. Rispetto all’anno scorso sono andati via più di venti calciatori e pian piano stiamo ricostruendo la rosa».

Dunque, è insoddisfatto?

«La società è al corrente del mio pensiero, bisogna trovare alcune soluzioni. Qualche nome è già uscito sui giornali. Tra gli acquisti ci sono calciatori di contorno e altri che potenziali titolari».

Bjarnason è un problema o una risorsa?

«Si sta allenando bene, vedremo cosa accadrà. Tutti possono nutrire grandi aspettative e nessuno può tarpare le ali a chi ha delle opportunità, come è successo a Capuano. Birkir rientra tra quelli su cui si può puntare. C’è tempo per ingaggiare un eventuale sostituto».

Troppo bassa l’età media della squadra?

«Ci sono due tipi di giovani. Quelli che vanno inseriti gradualmente e altri che hanno già intrapreso un percorso importante. Ad esempio, Appelt ha 21 anni, però ha già una certa esperienza. La carta di identità serve a poco, contano i campionati che si hanno alle spalle».

In quali settori è indispensabile intervenire?

«Tutte le squadre, in genere, cercano gli attaccanti, noi invece lì siamo a posto. Il reparto è ben assortito. Di sicuro la difesa è carente, specie dopo l’uscita di Capuano. I dirigenti sanno quale profilo ci farebbe comodo».

Si punterà sul 4-3-3?

«Le certezze sono la difesa a quattro e il centrocampo a tre. In avanti giocheremo con tre elementi, ma la disposizione potrebbe variare: 4-3-3, 4-3-2-1 o 4-3-1-2, l’importante è avere un assetto funzionale».

A centrocampo il nome più in voga è Buchel. Arriverà?

«Può essere un profilo adatto. È abile nelle due fasi. Vedremo se ci sarà la possibilità di ingaggiarlo. Purtroppo non lo vuole solo il Pescara, ma piace a tanti club. Con me ha un rapporto particolare: l’ho tirato fuori dal Siena Primavera. Inoltre, dopo due anni in cui non era riuscito a mostrare le sue capacità, nell’ultima stagione a Lanciano si è espresso su ottimi livelli».

Qual è l’obiettivo del Pescara?

«Ora non si può dire. Mi sembra che la squadra possieda la cultura del lavoro, ma dovrà crescere. Sono molto esigente, pretendo molto da me stesso. Non mi accontento di un 6 o di 6,5, cerco sempre il 9. Questo non è un gioco, è un lavoro: mi piacerebbe trasmettere questo concetto».

Bocchetti è fuori?

«Sì, ho comunicato sia a lui che a Sforzini (entrambi non convocati per Atri, ndc) che non rientrano nei piani. Bocchetti è una scelta tecnica, per Ferdinando il discorso è legato al mercato. Alle mie dipendenze voglio solo giocatori coinvolti al cento per cento. Pogba? Non lo conosco. La dirigenza ha voluto fare questo investimento e al sottoscritto toccherà valutare il suo reale potenziale».

Giovanni Tontodonati

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