Baroni: Pescara, voglio sudore e lacrime

17 Settembre 2014

L’allenatore rialza il Delfino: «Col Bologna solo un incidente di percorso. Lavoriamo duro, una vittoria ci aiuterebbe»

PESCARA. Non succederà più. Garantisce lui e ci mette la faccia. Dopo la sconfitta con il Bologna, anche Marco Baroni è finito sotto tiro. Il suo Pescara finora si è ben comportato, ma la sconfitta di venerdì scorso, per come è maturata, ha lasciato parecchio amaro in bocca. «Ho rivisto la gara con i ragazzi», racconta l’allenatore dei biancazzurri, «Spero che una cosa del genere non succeda più. È stato un incidente di percorso che può accadere durante la stagione».

Il pirotecnico 2-3 con il Bologna non è andato giù, però Baroni sa bene che il Pescara visto nel primo tempo venerdì sera non è quello che lui aveva preparato durante la settimana. «Penso alla partita di Coppa Italia con il Chievo, ma anche a quella con il Trapani e credo che ci manchi qualcosa. Togliendo alcune distrazioni nella gara di Terni e a quei 9-10 minuti con il Bologna, credo che questa squadra stia facendo vedere un buon calcio e sta crescendo».

Baroni studia ogni partita e nella sua borsa non mancano i documenti che certificano il buon momento del Delfino per quanto riguarda attacco della porta, pericolosità, passaggi riusciti e supremazia territoriale. «Il nostro è un calcio propositivo e lo dicono i numeri. C’è tanto da migliorare, certo, ma bisogna avere anche del tempo per lavorare con un gruppo nuovo che si è formato un po’ alla volta». Tornando a rivedere quei dieci minuti di follia con il Bologna: «Nella prima mezzora eravamo noi che stavamo facendo la partita. Poi, però, abbiamo subito il primo gol, su un tiro imparabile di Buchel, e il secondo, dopo un paio di minuti, con un fallo su Pucino quasi da cartellino rosso che era rimasto fuori dal campo. Purtroppo sono errori che capitano anche alle squadre di serie A, ma quello che la mia squadra ha fatto nel secondo tempo è stato importante, costringendo il Bologna solo a difendersi. Il pareggio era sicuramente il risultato più giusto. Nella ripresa abbiamo riordinato le idee e la squadra si è trasformata». Il Pescara, però, nella prima parte di gara, ha dato la sensazione di voler controllare la gara senza cercare l’affondo decisivo: «Quando ci sono partite così importanti, è normale un atteggiamento di maggior controllo», osserva, «ma abbiamo sempre cercato di giocare palla a terra perché è la cosa che ci riesce meglio. Abbiamo creato 19 palle gol, che certificano la nostra propensione offensiva». Dunque, il Pescara gioca un buon calcio, produce tanto ma non capitalizza. Forse, per esplodere, serve solo l’innesco che può dare una vittoria? «Certamente dobbiamo convincerci a pieno delle nostre qualità e un successo ci darebbe un grande aiuto». Baroni difficilmente riproporrà lo stesso undici visto contro il Bologna, ma difende tutte le sue scelte? «Se considero i primi 28 minuti, rifarei tutte le scelte. Se guardo gli altri 15 minuti sarebbe tutto sbagliato. Quello che voglio far capire è che il gruppo è ancora eterogeneo, ho dovuto fare delle scelte nell'ottica della tenuta. Pesoli è uscito con i crampi a Terni, Salamon e Guana sono arrivati da poco, Pasquato era fuori rosa con la Juve. Sono situazioni che ho dovuto gestire in quest'ottica. Non rifiuto le mie responsabilità e ci metto la faccia. Ho messo Lazzari esterno non per difendermi, ma perché nelle partite che avevo visto del Bologna loro calavano sempre nel secondo tempo e speravo di sfruttare un giocatore come Pasquato con soli 40’ nelle gambe per metterli in difficoltà». E poi i dubbi legati a Guana e Appelt: «Il primo può giocare sia come mediano che come interne, ma l'abbiamo preso per fare la mezzala. Appelt con il Bologna ha fatto una partita sottotono, è vero. Il vertice basso quando riceve una marcatura come a Terni e contro il Bologna, non riesce a gestire bene la partita. Col Trapani invece aveva più libertà ed ha fatto una grande prestazione». E conclude caricando il suo gruppo: «Adesso dobbiamo solo lavorare, senza abbassare la testa, con carattere. Gli uomini si vedono nelle difficoltà. Non dobbiamo farci prendere dall'emotività».

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