Baroni picchia duro: «Stufo delle critiche»

Il tecnico sull’orlo di una crisi di nervi: qui si cerca solo la polemica
PESCARA. Marco Baroni tira fuori gli artigli mettendo da parte il suo proverbiale aplomb. Con toni decisi, talvolta duri ma non volgari, l’allenatore biancazzurro esterna tutto il suo malcontento. La sua non è un’autodifesa, ci tiene a precisarlo, piuttosto un appello all’intero ambiente con cui non si è creato un bel feeling. «L’impressione» attacca Baroni, «è che qui si voglia solo polemizzare. Siamo in corsa per i nostri obiettivi, eppure sembra che il torneo del Pescara sia fallimentare».
Il pareggio contro il Perugia ha lasciato tanta amarezza e l’incapacità di gestire il vantaggio si era già evidenziata in passato. «Nelle ultime due gare abbiamo subìto tre torti che ci hanno penalizzato, però non sono stati sottolineati, invece qui siamo molto bravi a rimarcare le nostre carenze. Sapete cosa vi dico: conquisteremo i play off e ci giocheremo le nostre chance». Il tecnico fiorentino è un fiume in piena.
All’inizio è solo monologo. «Nonostante i difetti, voglio ribadire con forza che i ragazzi stanno disputando un buon campionato. Eravamo ultimi in classifica, ma abbiamo reagito. Inoltre, alcuni giocatori si stanno esprimendo su livelli mai conosciuti in carriera. Mi riferisco a Melchiorri, Politano, Bjarnason e allo stesso Maniero fino a quando è rimasto qui. Vogliamo parlare di Zuparic? Quando sono arrivato non sapevate nemmeno se era un difensore o un centrocampista. E Selasi? Un 18enne che ho messo in campo in prima squadra dove hanno esordito altri giovani come Vitturini e Paolucci. Se permettete, esattamente un anno fa da Lanciano guardavo il Pescara dall’alto in basso. A parte l’anno di Zeman il rendimento è il migliore delle ultime stagioni. Dobbiamo restare uniti ed evitare le solite polemiche. Sappiamo di avere qualche problema, però siamo ancora vivi, invece qui si continua a contestare. C’è un allenatore che non capisce niente, ma questa storia va avanti dall’inizio. Allora vi dico: sopportatemi ancora per un po’, non ho la necessità di difendere il mio operato. Continuate ad attaccarmi, ma lasciate in pace i calciatori».
Poi un appello. «Mettiamo da parte i veleni e remiamo tutti verso la stessa direzione, questo cammino da buono potrebbe diventare ottimo. Al termine del match contro il Perugia siamo andati sotto la curva a ringraziare i tifosi perché avevamo promesso di dare tutto per la maglia. Lo abbiamo fatto anche sabato, ma purtroppo qualche errore, non solo nostro, ci è costato caro». Non gli sono andate giù le critiche per la strategia utilizzata dopo il 2-0. «È vero, dovevamo gestire meglio, ma non conservare il vantaggio. Mi avete sempre chiamato difensivista e ora condannate un atteggiamento meno prudente? Basta rivedere i gol che abbiamo preso: sul primo eravamo in cinque contro due, mentre il secondo era in off side. Non è vero che abbiamo perso equilibrio. Potevamo sfruttare qualche situazione per portarci sul 3-0, invece il gol subìto ci ha intimorito. Facciamo così: ditemi quello che volete sentirvi dire, altrimenti non ne usciamo».
Si passa ai lati deboli della rosa. «Abbiamo tanti pregi, ma anche alcuni difetti che proveremo a correggere fino alla fine. Questa è una squadra che si piace, non ha nel dna la cattiveria e l’aggressività. Il Pescara ha il migliore attacco senza aver sfruttato le palle inattive. La verità è che bisogna sconfiggere la paura: voglio più coraggio».
Infine, l’ultimo sassolino. «Sono stato chiamato per ricostruire dopo un torneo deludente dove il Pescara era partito per salire in A, ma ha fallito anche l’accesso ai play off».
Tuttavia, alla vigilia molti addetti ai lavori indicavano il Delfino come principale candidato per la promozione. «Il calcio non è fatto di nomi, ma da atleti che vanno in campo e sbagliano meno degli altri. Sarebbe un ottimo risultato raggiungere gli spareggi anche dalla settima-ottava posizione, poi vedremo cosa succederà. In B non si dà nulla per scontato, guardate le difficoltà che hanno incontrato Bologna, Bari, Brescia e Catania. Sono abituato a mangiare il pane duro e continuerò a farlo».
Giovanni Tontodonati
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