Bassani: meno squadre e più qualità per il rilancio

18 Agosto 2017

Il manger di Euroleague Basketball a tutto campo tra crisi del movimento e sviluppo di Eurocup

PESCARA. A Pescara nei giorni scorsi, è stato di passaggio Andrea Bassani, manager di Euroleague Basketball fin dal 2000, che fu anche direttore generale della Lega Basket, e direttore generale Sport per Tele+2, primo canale sportivo della pay-tv italiana.
Bassani, qual è il suo legame con Pescara?
«Si chiama Gianni Boccabella, amico e coach di lunga data, con cui abbiamo condiviso tra gli '80 ed i '90 l’esperienza dei camp estivi Nba, un’avventura forse irripetibile, a rilegger certi nomi: Julius 'Doctor J' Erving, Isiah Thomas, Michael Cooper, e allenatori come Pat Riley e Mike Fratello».
Soddisfatto delle final 4 di Istanbul?
«C’è sempre piacere a vedere che l'evento ha avuto un ampissimo gradimento».
Timori per la sicurezza?
«Era lecito pensarci, per fortuna sono svaniti grazie ad un'organizzazione preparata a puntino».
Euroleague ha cambiato il volto del basket europeo?
«Sicuramente, dal 2000 abbiamo portato avanti svariate innovazioni, fra mille difficoltà politiche che purtroppo spesso ritornano come in questi ultimi tempi. Per il futuro è possibile che si aumenti il numero delle squadre, ma la formula rimarrà intatta, visti gli eccezionali impatti in ambito commerciale».
Milano è rimasta l’unica italiana in Euroleague: che idea si è fatto?
«Purtroppo Milano in Europa ha disputato stagioni alquanto negative fin dal 2014, quando le sfuggì la qualificazione alle final 4 che avrebbe giocato in casa. Abbiamo grande considerazione per la piazza, speriamo torni ai livelli che le competono, anche perché il lo staff sta facendo un gran lavoro per giocare in un Forum sempre esaurito».
L’arbitro abruzzese Luigi Lamonica è appena tornato dalla Summer League di Las Vegas: se lo chiamassero in Nba, sarebbe una perdita o una opportunità?
«Luigi anzitutto è un caro amico, col quale scherzo sempre per le sue frequenti visite alla postazione dell'instant replay durante le final 4. Lui merita di fare qualsiasi esperienza professionale che lo faccia crescere; io spero possa proseguire con noi, ma se andrà in America lo ascolteremo nell'ambito del ristretto gruppo di lavoro di cui fa parte».
Saranno 3 le italiane che parteciperanno alla vostra EuroCup, giusto?
«Esatto, ci saranno Reggio Emilia e Trento, più la wild card per Torino: per le prime due si tratta di vedersi rimborsare il dispiacere di due anni fa quando, pur iscritte regolarmente, si dovettero inchinare a certe minacce di squalifica. Per Torino invece, è l’attenzione che Euroleague ha verso i progetti più interessanti».
Basket italiano è in crisi, in Abruzzo è rimasta solo Roseto in A2: troppi i treni persi?
«In Italia da anni abbiamo due cose certe: assenza cronica di risorse economiche e difficoltà burocratiche insormontabili. Non sono certo invece, che si sia fatto tutto il possibile per combattere questa situazione: si sono perse per strada tante opportunità ma anche certe persone di valore, tra chi è andato all’estero e chi se n’è disamorato. E’ tempo di riforme importanti, vedrei bene una riduzione delle squadre, alla ricerca di più qualità».
Dopo tanti anni vissuti a Barcellona sta per tornare in Italia?
«Sì, sono il media manager di EuroCup, con la mia struttura mi dedicherò a coordinare l'attività televisiva: la sfida è applicare anche qui lo stesso sistema di Eurolega di centralizzazione dei diritti, e presto anche delle produzioni televisive».
Si può pensare d’avere in tandem lei e Maurizio Gherardini per portare il nostro basket nel futuro?
«Sarebbe un sogno, ma per qualcuno forse anche un incubo. Scherzi a parte, non c'è dubbio che Gherardini (manager del Fenerbahce, ndc)sia la più fulgida mente cestistica che abbiamo in Europa, per visione ampia e completezza di esperienze. E comunque da parte mia, e sono certo anche sua, c’è rispetto per chi sta provando a far ritornare grande il basket italiano. Se poi in futuro le cose dovessero cambiare, e Maurizio sentisse forte la nostalgia di casa, potremmo sempre parlarne: magari in trasferta in campo neutro a Pescara, tra arrosticini e vino Cerasuolo, un’intesa si trova sempre».
Marco Rapone
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