Beach volley: la sfida di Doa con il capo velato

9 Agosto 2016

Doa e Kira, divise da una rete: una col capo velato, l'altra in bikini. Sono avversarie, ma saltano e schiacciano allo stesso modo sulla spiaggia di Copacabana. Le culture si mostrano per unirsi alle...

Doa e Kira, divise da una rete: una col capo velato, l'altra in bikini. Sono avversarie, ma saltano e schiacciano allo stesso modo sulla spiaggia di Copacabana. Le culture si mostrano per unirsi alle Olimpiadi, e anche qui a Rio, la sfida tra l'egiziana El-ghobashy e la tedesca Walkenhorst, diventa lo spot dell'integrazione: Doa ha 19 anni, per lei né top, né gambe nude. Sulla sabbia si è presentata per la sua prima Olimpiade coperta dalla testa ai piedi, pants neri, maglia verde e hijab in testa. «Sono orgogliosa di indossarlo - racconta - il velo non mi impedisce di fare ciò che amo, come il beach volley». Gioca in coppia con Nada Meawad, diciottenne del Cairo, anche lei musulmana: niente velo però, ma gambe e braccia rigorosamente coperte.

Dall'altra parte della rete le due tedesche, Laura Ludwig e Kira Walkenhorst: bikini contro burqini, top e slip sgambato da una parte, dall'altra la tenuta da mare per le donne musulmane. Ma a Rio sono diverse le sportive musulmane che vestono gli abiti tradizionali: come Ibitaj Muhammad, americana, campionessa di sciabola, o la portabandiera iraniana, Zahra Nemati, campionessa di tiro all'arco in carrozzina. Doa e Nada sono tra le poche donne che l'Egitto ha ai Giochi: 37 su 123 atleti. Oggi incrociano l'Italia di Marta Menegatti e Laura Giombini.