Berlusconi: Mihajlovic da scudetto

4 Luglio 2015

Il presidente rilancia le ambizioni e auspica un ritorno di Ibrahimovic: «Disposti a prenderlo»

MILANO. Il Milan ha «l'imperativo categorico di tornare in Champions League» e «può competere con la Juve per lo scudetto». Ecco gli obiettivi dettati da Silvio Berlusconi al battesimo di Sinisa Mihajlovic. Il nuovo allenatore potrà contare su colpi che ricordano i tempi d'oro, da Bacca a Luiz Adriano, aspettando Ibrahimovic, e nel frattempo mette in chiaro di non volersi inventare un'anima rossonera («Non sono un ruffiano») e di essere pronto al confronto con il presidente, «purché resti fra me, lui e Galliani». Si annuncia un confronto franco, come fanno intuire due scene: il serbo che interrompe sul nascere un intervento del presidente per riprendere la parola: «Non ho finito ancora»; e Berlusconi che più tardi sorride ricordando «di essere quello che ne capisce più di calcio. Sto zitto per non entrare nell'area di pertinenza degli allenatori». Nei 40' di conferenza stampa non mancate le battute dell'ex premier che, claudicante («Giocando a pallone mi sono fatto male a un ginocchio: sono il primo infortunato dell'anno...»), delinea lo stato dell'arte del Milan. Si parte dal concetto fondamentale di «tornare a essere padroni del campo», come non è riuscito al Milan di Inzaghi con il quale, spiega Berlusconi, «ci siamo comportati con classe e generosità: per affetto e riconoscenza dovuti non abbiamo fatto cambiamenti nel girone di ritorno». Di sicuro Mihajlovic ha una rosa più competitiva. È sfumato Jackson Martinez «ma Bacca è sul suo stesso piano», assicura il presidente, annunciando che il colombiano «sarà chiamato Carlos sulla maglia perché ha un nome non eufonico». Poi sono arrivati Bertolacci, Luiz Adriano e si attende Ibrahimovic. Chissà se si riferisce a lui Galliani dicendo a Berlusconi fuori onda: «Siamo vicinissimi». «Se viene ce lo pigliamo È un grande, farebbe comodissimo a qualunque squadra», sorride l'ex premier. Il Milan non si svenerà per riavere lo svedese, e al momento non sono previsti grandi sforzi per la difesa: Berlusconi approva il rinnovo di Mexes, «nonostante il caratterino» e rilancia Zapata, «che però deve essere concentrato al 100%». «È una campagna acquisti costosa come quella elettorale», nota il Cavaliere dopo averle confuse con un lapsus. E «sono soldi della mia famiglia», sottolinea spiegando che Bee Taechaubol «non ne ha ancora portati». Lo farà quando, entro fine luglio, si chiuderà la cessione del 48%. «Ho aperto a un socio per riportare il Milan a essere il club più titolato al mondo e Bee», racconta, seduto fra Galliani e Mihajlovic, «mi ha convinto col piano di commercializzazione del brand in Cina e in altri nove Paesi d'Asia». Un'altra rivoluzione vicina riguarda lo stadio. Berlusconi sa che «le big europee hanno un proprio stadio da cui ricavano 50-80 milioni di euro all'anno» e spera nella soluzione del Portello: «I lavori disturberebbero gli abitanti, ma poi aumenterebbe il valore delle case. E abbiamo già dieci fondi che si offrono a finanziare l'impianto». Intanto è a San Siro che deve conquistarsi applausi e risultati Mihajlovic.