Bernal è il padrone del Giro Ciccone soffre, ora è ottavo

Schmid vince la tappa. Il teatino non tiene il passo: «Una giornata storta»
MONTALCINO. Che la tappa di ieri potesse provocare qualche giramento di testa di troppo era facile pensarlo, ma che in tanti si ubriacassero a Montalcino con gli scatti del “sommelier” Egan Bernal nessuno poteva immaginarlo. E se il giovanissimo Mauro Schmid ha festeggiato a braccia alzate il successo di tappa, coronando una lunga fuga e battendo nello sprint a due Alessandro Covi, nel gruppo dei migliori lo sterrato ha fatto una grande selezione con Egan Bernal e la sua Ineos in perfetto controllo, con la crisi di nervi e di gambe di Remco Evenepoel, con il teatino Giulio Ciccone che nel finale non ha tenuto il passo dei primi e con Damiano Caruso che diventa il migliore degli italiani ed è terzo nella generale. Tra il siciliano e la maglia rosa c’è un sempre più solido Vlasov.
Ma cosa è successo a Giulio Ciccone? Quanto rammarico per la giornata no del teatino che è scivolato all’ottavo posto in classifica e che deve interrogarsi sul perché, in quei cinque km finali, il Ciccone ammirato e applaudito in questa prima parte di Giro abbia perso improvvisamente le sue certezze.
Il nome della salita finale (Passo del Lume Spento) non lasciava presagire nulla di buono: e la luce si è spenta proprio a pochi metri da quel gran premio della montagna sotto i colpi della Ef di Carty e Bettiol.
Il tempo di una doccia e Ciccone è molto lucido nella sua analisi. «È stata una giornata no, come purtroppo può capitare in un grande Giro, soprattutto quando riparti dopo il giorno di riposo con una tappa così impegnativa. Purtroppo, le sensazioni sono state opposte a quelle avute fino a lunedì. Mi sono difeso bene fino ai -5 km», spiega il corridore teatino, «grazie anche al prezioso lavoro dei compagni che mi hanno tenuto sempre davanti, ma le gambe non erano brillanti. Ho pagato, ma so che la condizione c’è. Voltiamo pagina e, con la stessa serenità con cui ho corso finora, rimango fiducioso per le prossime tappe». Impossibile non condividere il pensiero di Giulio, ma già da oggi con le salite che porteranno verso il traguardo di Bagno di Romagna l’abruzzese deve tornare quello di Campo Felice. Poi ci saranno le grandi salite dove può fare la differenza: Zoncolan sabato, Pordoi, Marmolada e Giau lunedì. Le strade sono due: lasciare da parte la classifica e puntare a qualche frazione prestigiosa oppure cercare di cancellare i 5 km finali di ieri e aggrapparsi con i denti alla generale. Propendiamo per la seconda opzione, ma solo la strada ci dirà se la classifica può o meno restare un obiettivo.
Chi, invece, quella classifica la guarda dall’alto con imbarazzante facilità è Egan Bernal: la maglia rosa è padrona del Giro, quando scatta fa quello che vuole ed ha la squadra migliore a completa disposizione. Ma ieri Bernal ha quasi esagerato: ha passeggiato sullo sterrato e quando ha deciso è andato via lo e lo ha fatto con la superiorità del grande campione. «Tenere la maglia rosa mi dà tanta fiducia ma devo rimanere coi piedi per terra», dice Bernal. «Tutti noi sappiamo quanto è duro il Giro d’Italia. Io continuo ad avere tanto rispetto per tutti gli altri corridori. Penso che questa giornata sia stata importante. Manca ancora tantissimo con tutte le salite, ma sento che sulle salite e sugli strappi sto andando bene».
Il mal di schiena sembra alle spalle, il colombiano per certi versi è anche più forte di quello che dominò il Tour 2019, ma attenzione a Simon Yates: il capitano della Bike Exchange ha sonnecchiato fino a questo punto ma è quinto in classifica e in salita può essere devastante. Ricordate le prime due settimane del Giro di Froome? L’inglese aveva due marce in più prima di “saltare” nelle ultime tappe. Che la lezione sia servita e ha fatto il pieno di energia per le grandi salite?
Oggi altra frazione movimentata con quattro gran premi della montagna, l’ultimo a 10 km dalla conclusione. Si inizierà a salire quando i corridori lasceranno Sesto Fiorentino per affrontare le prime rampe del Monte Morello.
Una tappa da tre stelle, massimo quattro, ma molti corridori potrebbero essere ancora scossi dopo l’abbuffata di Montalcino e senza aver smaltito qualche giramento di testa di troppo. Se così dovesse essere, verso Bagno di Romagna ne vedremo davvero delle belle.

