Bernardeschi, cuore d’oro e un carattere di marmo

4 Giugno 2016

Di Carrara come il capitano ed è figlio di un cavatore: «Da noi Gigi è considerato un dio» Può essere la rivelazione come Rossi e Cabrini nel 1978 e Totò Schillaci nel 1990

Piedi delicati ma carattere duro come il marmo della sua Carrara. Quel marmo che è pane quotidiano a casa sua perché da quelle parti non potrebbe essere altrimenti e perché il padre il pane se lo guadagna come cavatore di marmo. Marmo, pallone e Buffon per Federico Bernardeschi, il più giovane tra i convocati di Antonio Conte.

«Per tutti in città Gigi è un dio e lo è anche per me, i suoi consigli sono preziosi. È un modello, una persona da seguire e da osservare in ogni piccola cosa che fa. Da bambino lo vedevo come un modello e così è rimasto».

Ne ha fatta di strada il giovane Federico ma già da ragazzino abbinava al talento una determinazione granitica, di marmo appunto. Pendolare del sogno pallone tra Carrara e Firenze e poco spazio per le distrazione e gli eccessi tanto che fu l’unico a rifiutare di partecipare al reality di Mtv sulla Primavera della Fiorentina. Perché per riuscire nel calcio come nella vita «bisogna lavorare sodo e restare umile», dal vangelo di papà Bernardeschi che solo martedì scorso, a convocazione ufficiale del figlio, gli ha detto davanti alle telecamere quanto è bravo.

«È stata una forte emozione – racconta Federico – lui è sempre stato molto critico, questo mi ha fatto crescere. E oggi sono sempre più esigente con me stesso, non mi accontento mai, d'altronde sono di Carrara, tosto e duro. Studio da trequartista ma per il bene della squadra mi adatto a tutto».

Già, perchè Federico è stato in forse fino all’ultimo. Il commissario tecnico non era sicuro di portarlo in Francia anche perché di vocazione il toscano è trequartista ma si è adattato anche nel ruolo di esterno, quasi terzino pur di convincere il Ct Conte.

È stato in ballottaggio con Bonaventura fino a lunedì sera e solo a cena, sorseggiando il classico digestivo il selezionatore ha optato per il viola.

«Se ha temuto De Rossi di non entrare nei 23 figurarsi il sottoscritto. Per fortuna ce l’ho fatta. Andare all’Europeo è un punto di partenza, un sogno. Ma ora non mi accontento, voglio vincerlo».

È qui per vivere un sogno Federico che nel 2006 quando l’illustre concittadino Buffon alzava la Coppa del mondo aveva appena 12 anni e certo non immaginava che dieci anni dopo avrebbe fatto parte della spedizione azzurra assieme a “Gigi eroe nazionale”.

«Mi ricordo quel Mondiale con gli occhi di un bambino ed è fantastico essere qui».

Già perché ha appena 22 anni Federico, ma alla Fiorentina è già una bandiera ed è il primo giocatore della storia viola ad essere arrivato in Nazionale con la stessa maglia che indossa da quando aveva 9 anni.

Nelle gerarchie del Ct non è titolare ma sicuramente non va in Francia per portare il borsone ai senatori.

Matricola sì, ma di qualità. Eppoi come non dimenticare le rivelazioni dell’ultima ora che proprio nelle fasi finali di un Mondiale o di un Europeo hanno rotto schemi, equilibri e gerarchie.

Come non citare Paolo Rossi e Antonio Cabrini che in Argentina 1978 presero il posto di Maldera e Graziani o ancora Totò Schillaci che illuminò le notti magiche di “Italia ’90” pur non essendo inizialmente la prima scelta del Ct Azeglio Vicini.

Anche perché Bernardeschi è un “10” per vocazione, un trequartista moderno, creativo di pensiero e veloce di gamba, capace di disegnare le traiettorie ma anche di fare a pugni nei peggiori bar di Caracas. E in un’Italia di maratoneti un po’ di sana inventiva toscana non guasta. Ecco perché Conte lo ha inserito nella lista dei 23, perché a volte è necessario uscire dagli schemi e quando il “3-5-2” viene rimodulato in un più offensivo “4-2-4”, il tasso tecnico di Bernardeschi può alzare il Pil del gioco azzurro.

«Agli schemi di Conte cerco di adattarmi. Tatticamente mi ritengo un esterno destro, poi mi piacerebbe giocare trequartista. Tecnicamente sono un giocatore che ama giocare col pallone, che va in profondità e che ha una buona corsa. Il numero 10 a Thiago Motta? È più che condiviso, lo merita per quello che ha fatto durante la carriera»

Ha le idee chiare Federico di Carrara. E anche se il carattere sembra duro come il suo marmo il cuore è d’oro e si sa che il commisario tecnico pretende anche il battito cardiaco dai suoi 23. (v.b.)

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