Bivi: Zeman integralista, Galeone più elastico
«Sono due grandi innovatori. Il boemo sul 5-0 chiede di fare il sesto gol»
PESCARA. «Non darei troppo peso alle tre rimonte subite, non c’è motivo per allarmarsi». Edi Bivi non ha dubbi. Il Pescara ha regalato sei punti in tre gare, ma l’ex attaccante biancazzurro non è preoccupato. «La rosa è nuova, alla fine Zeman troverà la soluzione per renderla affidabile. Certo, la storia del boemo la conosciamo. Se la sua squadra è in vantaggio 5-0, lui chiede di fare il sesto o il settimo gol. Poi bisogna capire qual è l’obiettivo. Io credo che il Pescara possa arrivare tranquillamente tra le prime sei».
Nel 1988 Bivi conquistò la promozione in A con la Cremonese. «Fu un’emozione bellissima. Vincemmo lo spareggio contro la Reggina allo stadio Adriatico». E due anni dopo Edi firmò col Pescara con cui vinse un altro torneo di B con Galeone, un tecnico simile al boemo. «Sono due grandi innovatori. Zeman è un integralista, a differenza di Galeone che nella sua carriera ha mostrato una maggiore elasticità. A me piace molto il gioco del boemo, però ogni tanto qualche accorgimento sarebbe utile per portare a casa il risultato. Diciamo che non sarebbe un motivo di vergogna gestire il risultato con più attenzione».
Zeman sta dando fiducia a Del Sole. «Ha grandi qualità, un sinistro vellutato, però ho qualche dubbio sul ruolo. Non possiede la velocità e la progressione per fare l’ala. È pur vero che in passato Zeman ha adattato vari giocatori in quella posizione. Ad esempio Sansovini e lo stesso Totti». A proposito di qualità, Bivi sottolinea la crisi del calcio italiano. «Negli ultimi c’è stato uno scadimento. Certo, da noi, dopo Totti e Del Piero non sono nati altri fuoriclasse, ma la responsabilità è soprattutto del sistema. C’è troppa gente che descrive giocatori normali come se fossero fenomeni. Regnano dinamiche perverse, falsità e ipocrisia in nome del Dio denaro. Come si cambia? Non so, non siamo un popolo di rivoluzionari. Alla fine accettiamo sempre tutto. Però poi non bisogna lamentarsi se siamo poveri a livello tecnico, nelle infrastrutture e anche nei comportamenti. L’esempio è la Spagna che domina perché concentra il proprio lavora sulla tecnica e sul gioco, a differenza dell’Italia, dove interessa solo il risultato. Qui i dirigenti parlano di progetti, poi gli allenatori vengono cacciati dopo 3 gare». Poca materia prima e tanti bravi tecnici, ma... «Bisogna avere il coraggio per mettere in pratica le idee. Sarri sta facendo bene, mi piacciono anche Giampaolo, Maran e Max Allegri che alla Juve ci ha provato cambiando modulo, però non è potuto andare oltre. Ricordate il motto di Boniperti: vincere è l’unica cosa che conta».
Se arrivasse la chiamata giusta Bivi tornerebbe in panchina dopo alcune esperienze nei dilettanti. «Sento di poter dare ancora qualcosa». Lo scenario è abbastanza desolante, ma Edi accetterebbe per l’amore che prova verso questo sport, dove la lealtà è spesso un’estranea. Nella sua carriera Bivi ha giocato con tanti ottimi calciatori, «ma il più forte era Franco Causio. Lo conobbi alla Triestina. Lui era a fine carriera, però la sua classe era impressionante. Il “Barone” era un fenomeno, se giocasse oggi costerebbe 200 milioni di euro. Il migliore in assoluto? Cruijff. La sua eleganza era inimitabile».(g.t.)
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