Bjarnason: sono rimasto per tornare in A

La mezzala si racconta: «Volevo andare via, Baroni mi ha fatto cambiare idea. Hodgson il mio maestro e adoro Zidane»
PESCARA. Con l’italiano prova a cavarsela, ma non ha ancora una dimestichezza. Quella, invece, che sta dimostrando di possedere con la serie B e con il campionato italiano. Birkir Bjarnason fa impazzire il Pescara, il suo allenatore Marco Baroni e, specialmente, le tifose biancazzurre, che mettono il centrocampista islandese ai primi posti tra i giocatori più sexy del Delfino 2014-2015. «Le donne italiane sono fantastiche, ma io sono single e sto bene così», sussurra Birk, mentre lascia il Poggio degli Ulivi a fine allenamento.
Il vulcano biondo è pronto per riprendersi la scena con il Pescara dopo due stagioni grigie. In estate il suo agente ha provato a piazzarlo altrove, ma alla fine l’islandese è rimasto a Pescara. «Si, è vero. Stavo cercando una soluzione alternativa, ma alla fine sono contento di essere rimasto qui», racconta il sosia di Kurt Cobain, voce storica e leader dei Nirvana. «Baroni è stato determinante nella scelta. Lui mi ha convinto a rimanere e sono felice».
Con l’italiano fa ancora un po’ fatica. «Ho studiato la vostra lingua sia qui che a Genova. A volte, però, non riesco proprio a capire un c....», e giù risate. «Pian piano imparerò. Adoro l’Italia e Pescara mi piace tanto, anche se rispetto a due anni fa sono qui solo perché non c’è più il mio amico Vladimir Weiss. È andato a giocare in Qatar e mi dispiace non vederlo».
Bjarnason e lo slovacco facevano coppia fissa e come non ricordare i tuffi dell’islandese nella piscina della villa di Weiss, con temperature a dir poco proibitive. Ma per uno che arriva dalla terra dei ghiacci non c’è nulla di strano. E’ rientrato da poco dall’Islanda per gli impegni della Nazionale. «Qui sto bene, ma non vivo molto la città. Adoro gli arrosticini e il golf. Spesso vado a fare qualche partita a Miglianico. La mia terrà, però, mi manca tanto», racconta Birk, figlio di un elettricista e di un’infermiera. «Mi mancano i genitori, ma anche i miei due fantastici nipotini».
Bjarnason è tornato a Pescara dopo che il Pescara ha riscattato il suo cartellino dalla Sampdoria per 20mila euro. «So bene che l’anno scorso, quando sono andato alla Samp, i tifosi non hanno gradito il mio trasferimento, ma non potevo dire di no alla richiesta di un club come quello blucerchiato». In Liguria non è andata bene per il biondo Bjarnason e quest’anno è rientrato in riva all’Adriatico. «Se potessi tornare indietro non rifarei la stessa scelta», dice. «A Genova con Delio Rossi in panchina mi sono trovato bene; poi, però, è arrivato Sinisa Mihajlovic e sono finito ai margini e non so spiegarmi il motivo. Un vero errore andare alla Sampdoria».
In Italia ha avuto alterne fortune «Si, perché, anche nell’anno della serie A, con il Pescara venivo impiegato poco». Con Giovanni Stroppa venne mandato in campo solo per 4 gare. «La stessa cosa è successa a Genova. Per dare il meglio ho bisogno di continuità. Del campionato di due anni fa ho un gran bel ricordo di Cristiano Bergodi», dice in un misto tra italiano e inglese. «Anche Baroni mi ha fatto una buona impressione», ed è stato abile a metterlo in campo nel ruolo più congeniale all’islandese. «Mezzala è il ruolo che mi piace di più e vorrei fare tanti gol». Ecco, quello che tutti si auspicano. «Con il Trapani ci sono andato vicino un paio di volte, ma anche con il Bologna potevo buttarla dentro a pochi minuti dalla fine. Peccato, ma avremo tempo per rifarci. La serie A? Devo dire che questa è una buona squadra, rispetto a quella del mio primo anno qui. Ci sono tutti i presupposti per tornare in A, ma dobbiamo cambiare testa», dice riferendosi alla gara persa con il Bologna. «Non si possono prendere 3 gol in 10’». L’islandese sogna la promozione anche per avere più visibilità in chiave Nazionale. «Il nostro è un calcio in crescita», osserva, «a parte me ed Hallfredson del Verona, che giochiamo in Italia, tanti altri si stanno mettendo in mostra nella Liga, in Premier e nel campionato olandese. Chi devo ringraziare? Io sono cresciuto calcisticamente in Norvegia e ho fatto l’esordio tra i professionisti con il Viking allenato da Roy Hodgson, il mio maestro. Poi ho girato parecchio e il calcio italiano è quello che mi piace di più. Il mio idolo? Zidane. Un vero mito».
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