Bosco: «Ripartire da Zauri è stata la scelta giusta»

24 Giugno 2019

L’ex centrocampista del Pescara di Galeone: «Questa è una piazza meravigliosa per fare calcio»

PESCARA. “Attenti a noi due” e “Sogno di un gol di mezza estate”. Sono i capitoli del libro ''Poveri ma belli'', scritto da Lucio Biancatelli che racconta le imprese del Pescara 1987, dedicati a Primo Berlinghieri e Roberto Bosco. Due personaggi non abruzzesi che, nonostante la distanza, hanno raccolto l'invito dell'autore per partecipare alla serata evento di sabato allo stabilimento balneare Belvedere.
Primo Berlinghieri, milanese classe 1963, conserva ancora il fisico asciutto che gli consentiva di saltare l'uomo e di segnare ad Avellino il gol decisivo per l'unica permanenza dei biancazzurri in serie A.
Lui, che da ala vecchio stampo e con i suoi dribbling d'assalto, era un pupillo del pubblico dell'Adriatico. Per quale motivo non ci sono più calciatori con le sue caratteristiche? «Forse perchè quasi più nessuno gioca con il 4-3-3 di una volta. Gli esterni d'attacco di oggi devono pensare soprattutto alla fase difensiva mentre con Giovanni Galeone era il contrario. Guai, se tornavi indietro o se tenevi troppo il pallone». Come va la sua carriera di allenatore? «Ora sono fermo, praticamente in pensione. L'ultima esperienza l'ho avuta tre anni fa in Prima categoria lombarda alla guida del Paderno Dugnano». Il pensiero di Primo Berlinghieri, sul Pescara attuale: «Da lontano è difficile esprimere un giudizio. L'ultima volta ero stato in città due anni fa e avevo notato poco entusiasmo, forse perchè la squadra era reduce da una retrocessione e spero che l’euforia di una volta torni presto», continua Berlinghieri. «Ma proprio noi del 1987 sappiamo bene che dal niente può nascere qualcosa di magico. Ricordo sempre l'episodio del ripescaggio in serie B che ci colse di sorpresa dopo una trasferta di coppa Italia. Eravamo in ritiro ad Amandola e lì dovevamo fare pure la fila perchè prima di noi si allenava l'Elpidiense. Da lì arrivammo a Milano per giocare con l'Inter. Pensate, c'era Onofrio Loseto che non aveva mai visto il Duomo e, quando si avvicinò, disse in dialetto barese: “Madò, che bella chiesa''».
Un altro protagonista che di gol decisivi se ne intende è Roberto Bosco, monzese classe 1962, che in riva all'Adriatico ha vissuto due diverse esperienze: una da calciatore tra il 1985 e il 1987 e un'altra da vice allenatore di Giovanni Galeone tra il 1999 e il 2001.
Ora l'ex numero 4 biancazzurro lavora come osservatore nello staff tecnico di Massimiliano Allegri, altro ex biancazzurro, con cui ha collaborato nel Milan e nella Juventus.
«A distanza di 32 anni lo posso dire. Quel gol al Parma del 21 giugno 1987 l'avevo sognato la notte prima. Poi qualcuno ha provato a togliermelo (il riferimento scherzoso è al giornalista Enrico Rocchi che in telecronaca diretta lo confuse con Rocco Pagano, ndc)) e il Rocco “Volante” me lo rinfaccia ogni volta che lo vedo o lo sento nella chat che abbiamo creato qualche tempo fa noi ex biancazzurri. Mi ricordo ancora il boato dei 40mila dello stadio, avvertito addirittura a una distanza di 10 chilometri. Pescara rimane una piazza meravigliosa dove si può fare calcio in maniera importante. Condivido in pieno la scelta di ripartire con un tecnico giovane e motivato come Luciano Zauri e puntare su un organico con un mix di gioventù ed esperienza. Qualche capello bianco in testa ce l'ho ma non mi permetto di dare altri consigli perchè ci sono dirigenti all'altezza che sanno operare al meglio in questa città».
Marco Ratta
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