Bovo: «Non sono finito, arrivo per rilanciarmi»

7 Gennaio 2017

L’esperto difensore prelevato dal Torino: «Potevo essere qui già la scorsa estate però Mihajlovic bloccò tutto. La salvezza è difficile, ma non è impossibile»

PESCARA. A Pescara è di casa, ha tanti amici e, spesso, è venuto a trovarli insieme alla sua numerosa famiglia. Ora quegli amici andranno allo stadio a fare il tifo per lui. Il difensore Cesare Bovo era un pallino di Massimo Oddo da luglio e, finalmente, il tecnico è riuscito ad abbracciarlo. Quasi 34 anni, romano, il centrale è arrivato dal Torino a titolo definitivo.

Bovo, le sue prime impressioni?

«Sono state buone, molto buone. Ambiente positivo e molto familiare. Ho trovato un gruppo di ragazzi che ha voglia di fare un gran girone di ritorno. Abbiamo tutti voglia di cambiare la classifica».

A 33 anni e dopo una carriera ad alti livelli, con quali stimoli arriva a Pescara?

«Voglio rimettermi in gioco. Vengo da sei mesi iniziati benissimo e, poi, disastrosi, calcisticamente parlando. Non mi sento assolutamente a fine carriera, anzi, ho voglia di giocare. Sono qui per rimettermi in discussione, aiutando la squadra a centrare l’obiettivo della salvezza».

All’inizio del campionato, con il Torino, era titolare inamovibile, poi, però, qualcosa è cambiato. Come mai?

«Sinceramente, non saprei dare una risposta perché sono passato da titolare a non giocare più. Sono scelte tecniche e societarie alle quali non posso rispondere e non mi interessano più. Ora sono a Pescara e ho voglia di dare il mio contributo ad una squadra che vuole salvarsi, il passato non mi interessa».

Lei poteva arrivare la scorsa estate, ma all’epoca qualcosa ha bloccato la trattativa?

«Sì, è così. C’era un discorso aperto col Pescara già nel passato mercato, ma non se ne fece nulla. Mihajlovic ha preferito tenermi a Torino e mi ha dato fiducia. Ho giocato con il Bologna, alla seconda di campionato, e il Toro mi ha ritenuto incedibile. Dopo la partita contro il Pescara, però, non ho più giocato».

La permanenza in serie A è ancora possibile?

«Non è una cosa facile, ma non impossibile. Se stiamo tutti uniti e ci crediamo fino alla fine, possiamo farcela».

Lei è un difensore, ma ha un piede molto caldo e ama calciare le punizioni.

«(Sorride, ndr)L’importate però è difendere. È questa la cosa principale».

Fisicamente come sta?

«Bene. Ho giocato l’ultima partita in coppa Italia, contro il Pisa, poi in campionato l’ultima gara contro il Pescara. Mi sono sempre allenato e a livello fisico sto bene. Devo ritrovare un po’ il ritmo partita».

Che idea si è fatto del campionato del Pescara?

«Questa squadra ha grande qualità e vuole sempre fare la partita. Vederla da fuori è sempre diverso, ma ho notato un Pescara che va sempre all’attacco».

Delfino che negli ultimi tempi ha sempre avuto problemi in difesa.

«Mi viene da sorridere, perché, quando le cose non vanno bene, le colpe sono della difesa, mentre, quando ci sono momenti positivi, è merito degli attaccanti. Una difesa da sola non gioca e l’attacco non produce se non c’è un lavoro corale».

Nella difesa a tre come si trova?

«Bene. Con Ventura giocavo al centro, ma posso essere posizionato anche a destra ».

(l.d.m.)

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