BRAIDA, UN DOTTORE PER LA CREMONESE

16 Novembre 2020

Già prima che lo tsunami del Covid travolgesse tutti, senza distinzioni, a Cremona si stavano chiedendo quale fosse il male oscuro che, da tre anni ormai, sta sfibrando la salute della squadra....

Già prima che lo tsunami del Covid travolgesse tutti, senza distinzioni, a Cremona si stavano chiedendo quale fosse il male oscuro che, da tre anni ormai, sta sfibrando la salute della squadra. Patologia complicata, sintomi sfuggenti, decorso lento ma doloroso e una risultanza, però, chiara: la costrizione alla parte bassa della classifica.
La Cremo è tornata a vedere il sole della serie B alla fine della stagione 2016/2017 (clamorosa fu la rimonta sull’Alessandria) dopo diciotto anni di sbuffi in mezzo ai pantani della serie C e a dieci anni di distanza dall’acquisizione societaria di Giovanni Arvedi, re della siderurgia italiana e mecenate della splendida città del torrone e dei violini. Ma quello che doveva essere il trampolino per altri tuffi verso il pieno rinascimento grigiorosso è diventato, invece, l’inizio della Via Crucis.
La Cremonese è davvero una società modello: stadio completamente ristrutturato, centro sportivo d’eccellenza, campagne- mercato molto importanti (un anno fa l’ingaggio della coppia Daniel Ciofani-Ceravolo), insomma tutto sembra adatto per un ulteriore salto di qualità ma, sul campo, i risultati continuano ad essere invece parecchio sbiaditi, i cambi di panchina continui e nessuno riesce e venirne a capo.
Il bilancio 2020/2021 dice: zero vittorie, peggior attacco, ultimo posto (con una partita in meno). Adesso ha deciso di affidarsi ad un luminare, uno che in carriera ha solo vinto: Ariedo Braida, 74 anni sempre elegantemente portati, una moglie abruzzese e un bacheca da brividi.
Con il Milan, dal 1986 al 2013 ha alzato ventotto trofei, da direttore generale prima e direttore sportivo poi, e in altri tredici ha messo la firma con il Barcellona dal 2015 fino al divorzio burrascoso del 2019. A Cremona gli hanno affidato il compito di dirigere tutta l’area tecnica ma, soprattutto, quello di aiutare Bisoli a tirar fuori la squadra dal tunnel, a guarirla.
Chissà che il soffio della storia, del “Milan degli Invincibili” non sia la medicina giusta.
*giornalista Sky Sport
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