Brasile-Fifa, sale la tensione

7 Luglio 2014

I verdeoro: togliete la squalifica a Thiago Silva. Frizioni per la scelta degli arbitri

INVIATO A RIO DE JANEIRO. Siamo al Mondiale, ma per trenta secondi l’altra sera ci è sembrato di rivedere una scena di Animal House, solo che al posto di John Belushi c’era Louis van Gaal a recitare la parte di Blutarsky. Ricordate? «Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare». Dire che l’Olanda ha completato il tabellone delle semifinali, accoppiandosi con l’Argentina, grazie a un gran colpo di genio del suo ct è il minimo, visto che Krul, entrato al posto di Cillessen, ha parato due dei cinque rigori calciati dal Costa Rica e che prima i tulipani erano stati falciati dalla sfortuna per almeno un paio di volte (due i “legni” del solo Sneijder). Insomma, quando la dea bendata indirizza il Brazuca sui pali, salvando i tuoi avversari, non devi piangerti addosso. Piuttosto è arrivato il momento di inventare qualcosa di nuovo.

Una lezione anche per il Brasile, orfano dell’infortunato Neymar e, per la gara con la Germania in programma martedì a Belo Horizonte, dello squalificato Thiago Silva. Qui l’attesa per lo scontro che vale la finalissima della prossima domenica al Maracanà si mescola con una sorta di rassegnazione nei confronti del destino che ha privato la Seleçao di due stelle proprio nel momento decisivo, anche se il Brasile ha presentato in extremis un ricorso contro la squalifica del difensore che ha poche possibilità di essere accolto ma dà il segno di come non si voglia lasciare niente di intentato. Anche la battaglia dei nervi, con sotterranee ricusazioni di arbitri, quasi un mettere le mani avanti in caso di insuccesso.

I verdeoro giocheranno domani contro la nazionale più solida tra quelle viste all’opera: i tedeschi sono capaci di sfruttare il minimo vantaggio (come sanno bene i francesi), di soffrire per poi sferrare l’attacco decisivo (chiedere agli algerini), di travolgere l’avversario che gioca a viso aperto (quattro le sberle a Cristiano Ronaldo). Ci vuole un colpo di genio di Felipao per voltare la frittata e non rivivere un Maracanazo anticipato.

Così come dovrà fare Sabella, il ct dell’Argentina che – mercoledì contro l’Olanda – dovrà rinunciare all’infortunato Angel Di Maria, il motore dei gauchos, l’alternativa a Messi quando si tratta di inventare: al volo, per difendere l’1-0 contro il Belgio e planare verso la semifinale, il ct ha spedito in campo un mediano come Enzo Perez. Saprà rischiare di più con l’Olanda? Già, perché una volta arrivati sul rettilineo finale, a parità di valori, contano le mosse in grado di spiazzare il rivale nella gara secca, senza domani.

Louis van Gaal, vecchio squalo dei mari calcistici, è in grado di farla. Ha giocato il football totale alla fine degli anni settanta con lo Sparta Rotterdam, ha allenato Ajak, Barcellona e Bayern prima di tornare sulla panchina olandese che lascerà per accomodarsi su quella dell’Old Trafford a Manchester, dove erano alla ricerca più di un manager che di un tecnico – come era Moyes – per sostiture finalmente sir Alex Ferguson. Per il “lavoro sporco” di solito van Gaal chiama a corte degli ex: qui in Brasile ad suo fianco ci sono Danny Blind (padre del mancino Daley) e l’ex milanista Patrick Kluivert, allo United ci sarà Ryan Giggs. Tanto sarà sempre lui a tentare lo scacco matto durante le partite. «Al Bayern ho vissuto una cosa pazzesca, mai vista prima – raccontò Luca Toni tornando dall’esperienza bavarese, vissuta agli ordini dell’olandese –. Van Gaal voleva mettere in chiaro che poteva sostituire qualsiasi giocatore, indipendentemente da come si chiamasse, perché aveva gli attributi. E per dimostrarlo in spogliatoio si calò i pantaloni davanti a noi». Volete che uno così non sia in grado di cambiare il portiere all’ultimo minuto per cercare di vincere un Mondiale?

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