Brugman è in dubbio, Kanouté strega Pillon

19 Settembre 2018

Preoccupa la caviglia del capitano, il senegalese scalpita

PESCARA. L’estate turbolenta ormai è alle spalle. L’assenza in ritiro, la mancata cessione e la multa della società. Gli ultimi due mesi per Franck Kanoutè non sono stati facilissimi, ma gli è bastato poco tempo per riprendersi il Pescara e fare innamorare Bepi Pillon. «Questo ragazzo ha colpi straordinari», ha detto qualche tempo fa il tecnico biancazzurro. «È un giocatore che ha talento e che può darci una grande mano». L’allenatore del Pescara ha trovato il suo asso nella manica. A Brescia il 20enne senegalese, in meno di 40 minuti di gioco, ha fatto vedere cose eccezionali. Entrato al posto di Melegoni, il mediano cresciuto nella Juventus si è piazzato davanti alla difesa, facendo valere la stazza fisica e la qualità nelle giocate.
Da grana estiva a pedina preziosissima il passo è stato breve, molto breve, visto che il classe 1999 nato a Bignona, in Senegal, ha fatto innamorare Pillon, che con il tempo potrebbe lanciarlo in pianta stabile nell’undici titolare, dirottando Brugman nel ruolo di mezzala.
Il capitano si è fatto male contro le Rondinelle e, se la sua caviglia non dovesse migliorare per domani, Pillon potrebbe preservarlo lanciando Franck titolare, con Memushaj e Melegoni mezze ali.
«Kanoutè? Ha mezzi fisici e tecnici impressionanti. Il futuro è nelle sue mani, se capirà di poter fare il salto di qualità farà il calciatore ad alti livelli», il pensiero del presidente Sebastiani dopo il pareggio di Brescia. Il massimo dirigente pescarese a distanza di un paio di mesi sembra aver perdonato il senegalese, che ha “disertato” tutta la prima parte del ritiro. Franck, infatti, non si era presentato al raduno estivo saltando tutto il ritiro di Palena. All’inizio con l’alibi di un certificato medico per delle cure da sostenere a Torino, poi, però, la società, stufa dell’assenza prolungata e dell’atteggiamento del giocatore - probabilmente guidato dal suo entourage- decide di intervenire. «Kanouté verrà multato», la presa di posizione del presidente Sebastiani. Qualche giorno, dopo, però, il 30 luglio per l’esattezza, il centrocampista era al Poggio degli Ulivi con il resto del gruppo. Nel giro di due settimane ha conquistato Pillon, che ha chiesto fortemente ai dirigenti di non cederlo. Il centrocampista, infatti, in estate è stato più volte a un passo dall’addio. Prima era stato inserito in una maxi trattativa con il Genoa, quando i biancazzurri stavano trattando Morosini, Asencio e Fiamozzi. Subito dopo si era fatto avanti anche l’Ascoli, club in cui Kanouté, lo scorso anno, ha giocato in prestito da gennaio a maggio, e infine c’era stata l’ipotesi di un possibile ritorno a Torino per giocare il campionato di C, con la maglia della Juventus B.
Trattative mai decollate e Pillon ha tirato un sospiro di sollievo. Questo potrebbe essere l’anno della consacrazione del senegalese, che è tornato a Pescara in punta di piedi conquistando un ruolo importante nelle gerarchie dell’allenatore, che lo vede molto bene come play titolare calcolando la prestanza fisica, il suo lancio millimetrico e il grande spirito di sacrificio in fase di interdizione.
Lui si ispira a Vieira, ma lo staff tecnico biancazzurro, specie il direttore Giorgio Repetto, lo paragonano a N'Golo Kanté del Chelsea. La stoffa c’è, ora toccherà a Kanoutè scrollarsi di dosso l’etichetta di enfat prodige.
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