Bruno: estraneo ai fatti, mai frequentato i boss

L’ex centrocampista nerazzurro, ora al Pescara, tirato in ballo dalla procura Figc per i rapporti con esponenti della criminalità organizzata vicini al Latina Calcio
PESCARA. «Abbiamo aperto un provvedimento disciplinare nei confronti della società Latina e dell’ex presidente Maietta, dell’allenatore Mark Iuliano ed a due giocatori. Vi era una frequentazione da parte dei giocatori con Di Silvio, detto “cià cià”, che, addirittura, decideva chi dovesse entrare in curva. Ci sono violazioni dell’articolo 1 bis del codice di giustizia sportiva. I giocatori si sentivano protetti da tale Di Silvio, organico alla criminalità organizzata».
Le parole sono quelle pronunciate in commissione antimafia dal procuratore della Figc Giuseppe Pecoraro, i calciatori tirati in ballo sono Marco Crimi, ex centrocampista del Latina che ora milita nel Cesena, e Alessandro Bruno, che da gennaio del 2015 veste la maglia del Pescara. Secondo la procura federale Iuliano, Crimi e Bruno avrebbero «violato l'articolo 1 bis del codice di giustizia sportiva per aver avuto contatti con Costantino Di Silvio, ritenuto ai vertici di un’organizzazione criminale che agisce nel territorio pontino ed è legata ai Casamonica di Roma.
«Nego di avere avuto rapporti stretti con Di Silvio», questa la replica di Bruno, «lo conosco perché è una persona vicina a Maietta, ma non capisco le accuse che mi sono state mosse. Non ho la sfera di cristallo per sapere cosa fanno tutte le persone che incontro. Comunque, sono già stato ascoltato dalla procura federale e ho ribadito di non aver mai frequentato Di Silvio. Sono estraneo a queste vicende e non mi sento responsabile di nulla».
Secondo gli inquirenti, Di Silvio aveva il potere di dettare la linea alla tifoseria pontina decidendo addirittura chi dovesse entrare in curva e chi no. «Nella mia carriera», spiega Bruno, «non ho mai chiesto la protezione di nessuno e lo stesso vale per i miei ex compagni di squadra. E, comunque, quando ero a Latina abbiamo sempre disputato stagioni positive».
A breve verrà discusso il procedimento nei confronti di Iuliano, Crimi e Bruno. Se la tesi del procuratore federale venisse accolta, i tre verrebbero punti con un’ammenda (o al massimo una piccola squalifica) per aver violato i doveri di lealtà, probità e correttezza sportiva. In pratica, secondo Pecoraro sarebbe stato quantomeno inopportuno avere contatti con persone di dubbia reputazione.
Intanto, il Latina, guidato dall’ex tecnico del Teramo Vincenzo Vivarini, rischia di fallire e di essere escluso dal campionato. Oggi il tribunale fallimentare stabilirà il futuro del club che versa in condizioni economiche difficili. La camera di consiglio dovrà decidere se accogliere la richiesta di esercizio provvisorio o optare definitivamente per il fallimento. Nel primo caso il Latina fallirà, ma grazie alle norme federali potrà concludere l’attuale campionato di serie B sotto la guida di un curatore, per arrivare all’asta pubblica in cui sarà venduto il titolo sportivo. Nel secondo, il Latina finirà qui la sua storia sportiva, i giocatori saranno svincolati e la squadra cancellata dal campionato. «Stiamo facendo di tutto per salvare il Latina», ha detto ieri il presidente Benedetto Mancini. Ma nel pomeriggio è arrivato un nuovo deferimento per mancati pagamenti di Irpef e Inps.(g.t.)

