Bruno: la mia ultima stagione col Pescara

«Se si ripartirà giocherò e poi lascerò la maglia biancazzurra»
PESCARA. È la sua ultima stagione con la maglia del Pescara. Alessandro Bruno rompe gli indugi e annuncia la fine della sua avventura in biancazzurro, forse l'addio al calcio giocato. Il 5 luglio compirà 37 anni e poco prima, a metà giugno, diventerà papà. Infatti, la moglie Michela, per inciso la figlia del presidente Daniele Sebastiani, darà alla luce la piccola Diamante. Tra biberon e pannolini, il centrocampista di Benevento deciderà se proseguire la carriera da giocatore altrove (difficile), oppure mettersi subito sui libri e preparare il corso per allenatori. Molto probabilmente, la nuova vita di Bruno inizierà su una panchina.
Bruno, rinnoverà il contratto in scadenza?
«No, dopo il 30 giugno non sarò più un calciatore del Pescara. Ovviamente, se si ripartirà, giocherò fino al termine del campionato. Ho sempre sognato di vestire la maglia biancazzurra, ci sono riuscito togliendomi tante belle soddisfazioni (una promozione in A nel 2016, ndc), ma è arrivata l’ora di voltare pagina».
È un addio al calcio giocato per cominciare la carriera di tecnico?
«Non so, dovrò riflettere. Se arrivasse un’offerta interessante, magari prenderei in considerazione l’ipotesi di giocare un’altra stagione, altrimenti inizierò a studiare per diventare allenatore. Preferisco lavorare all’aria aperta, mi piace sentire il profumo dell’erba, anche se nella vita non si sa mai…».
Intanto, a breve diventerà papà per la prima volta.
«Sono pronto, io e Michela non vediamo l’ora. Nostra figlia nascerà a metà giugno e si chiamerà Diamante. Volevamo un nome particolare, ci è piaciuto subito e lo abbiamo scelto insieme».
Tornando alla B, quante possibilità ci sono di tornare in campo?
«Poche. Ho tanti dubbi, sono scettico su un’eventuale ripresa. Non tutte le società sono in grado di rispettare il protocollo, sia per motivi economici sia logistici. L’unico spiraglio è dato dal fatto che la cadetteria potrebbe sfruttare un lasso di tempo maggiore rispetto alla A facendo disputare le partite anche ad agosto, nella speranza che nel frattempo il virus scompaia e le misure sanitarie diventino meno rigide. Ma la ripartenza mi sembra improbabile, a differenza della massima serie, dove si farà di tutto per riaprire i giochi, nonostante ci siano forti criticità».
Tamponi, test sierologici, isolamento in hotel: sareste pronti a vivere in una bolla per un po’ di tempo?
«Se dovesse essere necessario non ci tireremmo indietro, gli appassionati potrebbero svagarsi un po’ guardando le partite in tv. Il calcio, oltre ad essere un fenomeno sociale di grande rilevanza, muove interessi giganteschi, dà lavoro a migliaia di persone, è un motore della nostra economia. Tuttavia, trovo che sia poco corretto dal punto di vista etico inondare gli spogliatoi di tamponi. Solo quando ci sarà la disponibilità per tutti coloro che ne hanno realmente bisogno si potrà pensare di destinarli ai giocatori. Questa è la mia opinione. Sono sincero, siamo un po’ stanchi, vorremmo notizie certe. Non giochiamo da oltre due mesi e se dovessimo tornare in campo avremmo bisogno di tempo per raggiungere una condizione fisica accettabile per uno spettacolo decente».
Preoccupato per la classifica del Pescara?
«Prima sì, ora sono tranquillo e fiducioso. Se si ripartisse potremmo disputare un buon finale di campionato perché avremmo la rosa al completo».
Voi giocatori avete realmente paura di contrarre il virus?
«Beh, un po’ di timore c’è, anche se il protocollo sarà molto stringente. Forse sarebbe il caso di archiviare i campionati e programmare la prossima stagione con calma e sicurezza. Se un calciatore venisse trovato positivo saremmo costretti a fermarci, gli sforzi dei club diventerebbero vani e si potrebbe pregiudicare anche lo svolgimento del prossimo campionato. Ne vale la pena?».
Giovanni Tontodonati
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