Brunori: «Prima i play off col Pescara poi il matrimonio»

12 Ottobre 2019

L’attaccante insegue il primo gol: «L’anno scorso mi sono sbloccato alla settima giornata e non mi sono più fermato»

PESCARA. I play off col Pescara e le nozze con Dalila. Matteo Luigi Brunori Sandri ha già pianificato il suo futuro, calendario di B alla mano. «Ho fissato il matrimonio il prossimo 20 giugno, una data lontana dai play off. Non si sa mai...». Per il 24enne attaccante di origine brasiliana questo è il primo anno in serie B. Nato a Macaè, Brunori si è trasferito all’età di tre anni ad Assisi, dove vive tutt’ora. Tanta gavetta nei dilettanti, tanti momenti difficili con l’idea di smettere con il calcio e la prospettiva di un lavoro nell’agriturismo di famiglia. Poi la rinascita a suon di gol al Petrignano (Eccellenza) e al Villabiagio (serie D), la chiamata del Parma, l’exploit all’Arezzo e il debutto in B col Pescara. Con i biancazzurri è ancora a secco di gol dopo 566’ giocati. «L’anno scorso con l’Arezzo mi sono sbloccato alla settima giornata e poi non mi sono più fermato», ha raccontato Brunori al Centro, durante la diretta Facebook disponibile anche sul sito www.ilcentro.it. «Ora in B siamo all’ottava, forse i tempi sono maturi...». Lo Spezia, prossimo avversario del Delfino dopo la sosta (il 19 ottobre), è avvertito.
Brunori, quella di Ascoli è stata la vittoria della svolta?
«Serviva una scossa e l’abbiamo trovata con una vittoria storica su un campo difficile. Abbiamo dato un segnale forte che porta entusiasmo nello spogliatoio».
Una vittoria di carattere.
«Sapevamo che sarebbe stata una gara insidiosa per l’ambiente che avremmo trovato e siamo andati lì con la testa giusta. Abbiamo fatto una grande partita».
Ha inciso più il cambio di modulo (dal 4-3-3 al 3-5-1-1) o l’atteggiamento diverso della squadra?
«La seconda, perché siamo stati bravi nell’interpretazione della gara. Abbiamo lottato su ogni pallone. Ora dobbiamo dare continuità e sfruttare al massimo le due partite consecutive in casa con Spezia e Benevento».
Il cambio di modulo è una svolta radicale?
«Con questo sistema di gioco, se restiamo compatti, siamo più coperti dietro e possiamo far male nelle ripartenze».
All’inizio della stagione è stato schierato esterno nel 4-3-3, ma ha fatto fatica. Qual è il suo ruolo naturale?
«Io e il mister abbiamo parlato molto della mia collocazione tattica. All’inizio, con le mie caratteristiche, potevo fare anche l’esterno ma in quel ruolo non sono riuscito a dare il 100%. Così, il mister mi ha rimesso davanti dove ho giocato anche lo scorso anno ad Arezzo, sia da prima che da seconda punta. In Toscana, quando ho segnato 17 gol, giocavamo con due attaccanti e io facevo la prima punta».
Col Pescara è ancora alla ricerca del primo gol.
«Spero di sbloccarmi subito (sorride, ndr). Il gol non è un’ossessione, magari arriverà nel momento in cui non ci penso».
Sente la pressione di non dover far rimpiangere uno come Mancuso che qui lo scorso anno ha segnato 19 gol?
«È normale che la città si ricordi di un giocatore che ha fatto bene e che sta dimostrando di essere tra i più forti della serie B. Dobbiamo essere bravi io e gli altri attaccanti a non farlo rimpiangere».
Anche Mancuso, come lei, veniva dalla serie C e anche lui nel primo anno a Pescara ha avuto bisogno di ambientarsi, prima di esplodere l’anno successivo.
«Ci vuole pazienza nell’ambientarsi, è normale. Per me Pescara è una realtà nuova. Ma il lavoro alla fine paga sempre e i risultati arriveranno».
Che differenze ha notato tra la C e la B?
«A livello fisico poco, anzi forse in C i difensori sono anche più rognosi. Le differenze si vedono sul modo di stare in campo, sui movimenti e sulla velocità di pensiero».
Dopo tanta C, nel 2015-2016 lei è ripartito dall’Eccellenza con il Petrignano. Come mai?
«Dopo la retrocessione con la Pro Patria, non c’erano opportunità per restare in C. Sono stato sfortunato nelle scelte. Alla Reggiana ho giocato poco, alla Pro Patria ho trovato una situazione difficile. Mi sono bruciato, così sono ripartito dal basso».
Che cosa passa nella testa di un giocatore che deve ripartire dai dilettanti?
«Ho pensato di smettere. Per 4-5 mesi ho lavorato nell’agriturismo di famiglia. Dentro di me, però, non volevo lasciare il calcio. In Eccellenza, se le cose andavano bene, c’erano 50 persone al campo a vederti. Mi è scattata dentro la voglia di risalire e la forza di riprovare a fare qualcosa di importante. Un po’ alla volta ce l’ho fatta. Per fortuna a Villabiagio, in D, ho fatto bene (23 gol, ndr) e anche l’anno dopo ad Arezzo mi sono espresso al meglio in un ambiente che mi ha voluto bene».
Qual è l’allenatore a cui è rimasto legato?
«Giovanni Pagliari (ex attaccante del Chieti ed ex tecnico dell’Aquila, ndr). Devo tanto a lui perché quando ero al Foligno mi ha fatto esordire a 16 anni in C1 e mi ha gettato nella mischia nel derby dei play out con la Ternana dove ci salvammo al 94’. Ho un grande rapporto con lui, lo sento spesso».
Tornando all’attualità, che cosa ha detto il campionato?
«Che tutte le partite sono difficili perché tutte le squadre sono organizzate e, se non le prepari bene, rischi di fare figuracce».
Nello spogliatoio avete capito per quali obiettivi potete lottare?
«È presto per dirlo. Dentro di noi dobbiamo partire dalla salvezza, poi è ovvio che tutti abbiamo ambizioni importanti».
Avvertite pressione in città?
«Conosco la storia del Pescara e quindi è normale che la gente voglia vedere una squadra che lotti per qualcosa di importante».
Quali sono le favorite?
«Il Crotone sotto l’aspetto del gioco è quella che mi ha impressionato di più».
Chi sono i suoi idoli?
«Kakà e Pato».
Quali sono i suoi hobby?
«Mi piace stare in famiglia, guardare i film e passeggiare con il mio rottweiler di 11 mesi».
Ha già scelto la meta del viaggio di nozze?
«Non ancora. Sfrutterò questi giorni di riposo per iniziare a preparare il matrimonio».
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