Bucchi sposa il nuovo corso: Teramo, così tornerai al top

La punta: «La salvezza ottenuta quest’anno vale come una promozione»
TERAMO. Nelle quattro stagioni trascorse a Teramo, dal 2011 al 2015, Andrea Bucchi ha lasciato un ottimo ricordo nell'ambiente biancorosso. Nonostante vari problemi fisici il bomber marchigiano è riuscito a segnare 32 reti in 74 presenze diventando un punto di riferimento anche al di fuori del campo. Oggi, a quasi 34 anni, Bucchi sta valutando se continuare a giocare o attendere qualche altra opportunità lavorativa. L'ex capitano del Teramo racconta al Centro il suo legame intatto con la realtà biancorossa, tra passato, presente e futuro.
Segue sempre le vicende del Teramo ?
«Assolutamente. Mi lega ai colori biancorossi uno straordinario affetto. Seppur da lontano ho seguito la difficile stagione appena conclusa, ma nel calcio ci può stare di incappare in un'annata del genere. L'importante è che il Teramo si sia salvato. Questo traguardo, per come si erano messe le cose, vale come una promozione. Sono sicuro che il presidente Campitelli e gli altri componenti della società sapranno ripartire nel migliore dei modi».
Che ne pensa dell'arrivo del ds Repetto e del tecnico Asta?
«Repetto è un grande direttore sportivo. Ha tanta esperienza e abilità nell'allestire le squadre. Asta, invece, è uno degli allenatori più bravi della Lega Pro e lo ha dimostrato in precedenti esperienze. Credo che siano state fatte due scelte giuste».
Ha nostalgia dei quattro anni trascorsi a Teramo?
«È stata l'avventura calcistica più importante della mia carriera. Lo posso dire con certezza. Ho un legame particolare con la città e con i tifosi e ricordo con piacere le persone conosciute sia dentro che fuori dal campo. Con Ivan Speranza, per esempio, c'è ancora oggi un rapporto fraterno».
Quante volte ha ripensato alla gara di Savona che decretò la promozione in B del Teramo poi revocata dalla giustizia sportiva?
«In questi due anni ho pensato tante volte a quel 2 maggio 2015. Quella promozione, al di là di come è andata, rimarrà un qualcosa di immenso e di unico conquistata con pieno merito sul campo. È stato un miracolo sportivo, che spero possa ripetersi».
Che giudizio dà sui tecnici Cappellacci e Vivarini?
«A Teramo mi sono trovato bene con entrambi. Sono due allenatori diversi nell'approccio con lo spogliatoio e nella comunicazione con i giocatori. Qualche volta li sento al telefono. Sono contento per Vivarini. La serie B l'ha raggiunta sul campo ed è il suo palcoscenico. Un giorno potrà ambire alla serie A. Cappellacci è incappato in qualche annata storta, ma ha ancora tanto da dare al calcio e gli auguro di trovare presto l'opportunità giusta per riscattarsi e dimostrare il suo valore».
Che ricordo conserva di Lapadula e Donnarumma?
«Hanno una grande umiltà e tanta fame dentro. L'ho notato fin dai primi giorni che li ho conosciuti nella memorabile stagione di Teramo (2014-'15, ndc). L'umiltà è fondamentale per sperare di arrivare ad alti livelli. Lapadula merita di giocare in serie A, come si è visto al Milan, mentre Donnarumma può fare molto meglio e sognare di andare anche oltre la serie B».
Le piacerebbe tornare un giorno al Teramo, magari con un ruolo dirigenziale?
«Ne sarei onorato. Per me il Teramo è come una seconda casa. Con il presidente Campitelli ho un ottimo rapporto. Nella vita mai dire mai, sarebbe bellissimo ripercorrere con altri compiti le soddisfazioni che mi sono tolto sul campo in maglia biancorossa».
Ma lei si vede ancora in campo oppure già pensa a qualcosa di diverso?
«In questo momento sono alla finestra. Sto per compiere 34 anni (il 21 luglio, ndc) ed è giusto iniziare a guardare a 360 gradi. Se mi venisse prospettato un percorso lavorativo proiettato al futuro potrei prendere in considerazione il progetto fin da subito».
A gennaio ha accettato di andare alla Virtus Bolzano, in serie D. Che esperienza è stata?
«Bella, ma ero troppo lontano da casa. La società, al termine del campionato, mi ha comunicato la volontà di ridurre i costi e così il nostro rapporto si è interrotto con la massima serenità».
Come si vive il calcio a Bolzano?
«In maniera completamente diversa rispetto ad altre realtà a noi più vicine. C'è molto più equilibrio e non ci sono esasperazioni o contestazioni violente. Ci si allena alle 6 del pomeriggio perché lì il calcio non è il primo lavoro. Per me sono stati mesi formativi».
Suo fratello Cristian è il nuovo allenatore del Sassuolo. Che ne pensa?
«È una grande soddisfazione per la nostra famiglia. Cristian è cresciuto gradualmente, partendo dalla Primavera del Pescara. Sono convinto che possa fare bene anche in serie A. Siamo orgogliosi di lui e colgo l'occasione per fargli un grosso in bocca al lupo».
Gaetano Lombardino
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