Bufera su Djokovic: l’Australia gli nega il visto

6 Gennaio 2022

Dopo le polemiche per l’esenzione dal vaccino, il campione serbo non parteciperà agli Australian Open

MELBOURNE (Australia). A Novak Djokovic è stato negato l'ingresso in Australia dopo un clamoroso disguido con la domanda di visto. Sfuma così, dopo settimane di polemiche dovute alla posizione no vax del tennista serbo numero 1 al mondo, la possibilità di vedere ai prossimi Australian Open il nove volte vincitore, nonché campione in carica. Djokovic era atterrato a Tullamarine – l’aeroporto internazionale di Melbourne – la notte scorsa alle 23.30 locali, le 13.30 italiane. Subito il tennista, assieme al suo staff, è stato fermato alla dogana per un problema legato al passaporto.
Un membro del suo team ha commesso un errore nel richiedere una sottoclasse di visto che non si applica a coloro che hanno ricevuto esenzioni mediche da un vaccino contro il Covid-19. Da qui il fermo, che ben presto si è trasformato in un interrogatorio durato oltre cinque ore, tre dei quali senza il suo telefono e comunque piantonato in ogni momento da due poliziotti. Tanto da scatenare la rabbia del padre del giocatore, che in serata si è lasciato andare: «Se non lo liberano entro mezz'ora, scendiamo in strada». Per tutto il giorno si sono rincorse le prese di posizione politiche, dal primo ministro australiano Scott Morrison – «Fornisca prove sul vaccino o torni a casa» – al presidente della Serbia Aleksandar Vucic, che in serata si è messo in contatto con il tennista serbo, assicurandogli che «la Serbia si batterà per lui, per la giustizia e la verità».
Se prima l'ok alla partecipazione del serbo al primo slam stagionale era agognato da organizzatori, tifosi e anche da colleghi, ora si sta rivelando un boomerang non solo per il tennista, già non amatissimo, ma anche per i politici del Paese, che di fronte alla indignazione e alle polemiche crescenti per l'esenzione concessagli stanno facendo marcia indietro cercando di passare la patata bollente del “via libera” a qualcun altro. Nella giornata di ieri, con il serbo in volo e del tutto ignaro, in Australia la polemica divampava come un incendio e sulla questione è intervenuto addirittura il premier, Scott Morrison, che ha minacciato di far rientrare il serbo «col primo aereo» se la sua esenzione dall'obbligo di vaccino non fosse stata giustificata. «Stiamo aspettando spiegazioni e che ci fornisca prove a sostegno» di questa deroga, ha detto, aggiungendo che «non ci saranno regole speciali».
Nel frattempo, il direttore dell'Australian Open, Craig Tiley, ha esortato il tennista a rivelare il motivo «dell'esenzione medica ottenuta». La sua domanda di esenzione è stata vagliata dalle autorità federali e da quelle dello Stato di Victoria, ha spiegato Tiley, come quelle presentate da altri 26 giocatori o membri degli staff sui 3.000 circa previsti in Australia per i vari tornei.
Pochi l'hanno ottenuta. Da mesi “Nole” aveva messo in dubbio la sua partecipazione allo Slam Down-under a causa dell'obbligo per i giocatori di vaccinarsi per entrare in Australia e poter competere. Djokovic non ha mai fatto chiarezza sul proprio stato vaccinale e ad aprile dello scorso anno si era espresso contro la vaccinazione obbligatoria.
Ora la vicenda sta creando grande imbarazzo, anche perchè c'è proprio l'immagine del serbo mentre bacia il trofeo sul sito degli Open che pubblicizza il prezzo dei biglietti della finale, a partire da 550 dollari australiani, circa 350 euro. Che potesse essere uno dei due protagonisti non era certo, ma ora Djokovic rischia proprio di mancare già al primo turno.
Paride Di Noia