Buffon avverte il gruppo «Sempre al massimo, rischiamo brutte figure»

22 Giugno 2016

Rito scaramantico: per la terza volta consecutiva il portiere in conferenza stampa nonostante stasera non debba giocare

INVIATO A LILLE. Attenti a quei due. Il ct Antonio Conte, numero 10 “ombra” della Nazionale, e Gigi Buffon, numero 1 per maglia, statuto, diritti acquisti e medaglie di guerra. La coppia non scoppia e chi conosce bene il ct sa quanto la scaramanzia abbia un peso rilevante nelle sue valutazioni, non seconda al “3-5-2”, le sedute video, i test scientifici e gli stage di psicanalisi. E allora ecco presentarsi in sala stampa per la conferenza della vigilia con accanto Gigi Buffon, così come a Lione prima della sfida con il Belgio e a Tolosa 24 ore prima del confronto con la Svezia.

«Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova», sosteneva Agatha Christie e allora è evidente che la coppia “Conte-Buffon” nell’ “aperitivo prepartita” va letta anche come una sorta di rituale scaramantico.

Anche perché questa volta il portiere della Juve e della Nazionale è praticamente certo di non giocare contro l’Irlanda. E non perché non si è allenato per tre giorni a causa dell’influenza.

«Ho solo avuto tre-quattro giorni di indisposizione – rassicura Buffon – anche nel prepartita con la Svezia ma l’ho smaltita. Adesso sto bene ma penso di non giocare e credo che sia giusto così».

Una situazione davvero inedita quella che si è venuta a creare con il Ct Conte che nel granpremio di Lille terrà le fuoriserie nei box per dare spazio alle seconde linee. E pensare che da Messico 1970 ai Mondiali del 2006, passando per Usa ’94 e Spagna 1982, la Nazionale è sempre salita in corsa sul treno già lanciato verso la stazione successiva.

«È davvero insolito per l’Italia avere a disposizione qualche giorno in più per poter preparare il turno successivo perché di solito arriviamo affogati all’ultimo minuto della terza gara. È un privilegio che ci siamo meritati e guadagnati sul campo. È positivo avere a disposizione otto-nove giorni davanti per lavorare sodo durante gli allenamenti. Un lavoro specifico che ci tornerà sicuramente utile».

Capitan Buffon è il senatore a vita di questa Nazionale, il suo Palazzo Madama è la porta, ma non è attaccato alla poltrona. È consapevole dell’importanza del gruppo che è una sorta di articolo 1 del padre costituente Antonio Conte e sa che come è aggregante fa giocare tutti i 23 componenti della rosa.

«Chi giocherà con l’Irlanda darà il massimo perché se vengono meno certe caratteristiche rischiamo di fare dei passi indietro e non ce lo possiamo permettere. Sappiamo cosa abbiamo fatto per arrivare a questo punto e cosa dobbiamo continuare a fare per toglierci altre soddisfazioni».

Non c’è un uomo al comando, ma una vera squadra di moschettieri e sarà perché siamo in Francia ma sembra la protagonista perfetta del romanzo di Alexandre Dumas.

«Le premesse erano funeste e facevano presagire un’immediato ritorno in patria ma fortunatamente non è andata così. Tutti e 23 abbiamo cercato un unico modo di pensare, di lavorare, per stupire, per fare gruppo mostrando il carattere e l’orgoglio».

Dall’alto di vent’anni di azzurro Buffon è anche memoria storica.

«Di gruppi molto belli che sono arrivati alla vittoria o si sono piazzati me ne ricordo diversi: da quello del 2006 a quello del 2012, oltre a quello del bronzo in Conferedation nel 2013».

Oggi lascerà la porta a Sirigu ma è solo un prestito di 90 minuti.

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