Buffon: «Proseguire? Solo se resto un punto fermo»

27 Gennaio 2018

Stasera contro il Chievo ancora fuori, rientrerà tra i pali martedi in coppa Italia «Ho un bel rapporto con Agnelli, a fine stagione decideremo insieme»

TORINO. I festeggiamenti non saranno sfarzosi, ma il compleanno di Gianluigi Buffon entra di diritto tra i grandi eventi del calcio italiano. Il giusto tributo ad uno dei migliori portiere della storia, ad una carriera irripetibile. E, forse, non ancora arrivata ai titoli di coda. «Sono sempre stato considerato un punto fermo della mia squadra», è l'ultima risposta del portiere alla domanda sull'addio al calcio. «Fin quando sarà così, fin quando anche gli altri penseranno questo, ci si potrà venire incontro e andare avanti, altrimenti è giusto fermarsi». La frase del portiere alimenta i sogni di chi non vuol vederlo appendere i guantoni al chiodo. E pregusta il suo rientro in campo dall'infortunio. Che non sarà però oggi, contro il Chievo (va in panchina), ma martedì in Coppa Italia, a Bergamo contro l’Atalanta. «Il riposo lo ha aiutato a riprendersi dalla batosta dei Mondiali, lo aspettiamo a braccia aperte», sottolinea mister Allegri, che sul suo ritiro ha le idee molto chiare. «Smettere fa parte della vita, dopo ci sono altri 40 anni per fare grandi cose», osserva l'allenatore bianconero, che dà un consiglio al suo capitano: «Fino a giugno deve pensare solo a fare il giocatore. A pensar tanto si diventa matti...». Nessuna forzatura, anche perché a Buffon «non sono mai piaciute». Quella vocina che dice di continuare, quel demone che spinge lo sportivo ad andare oltre, c'è. «Arrivando a una certa età si fa fatica ad essere sereni nell'autovalutazione», taglia corto Buffon. «Ho un rapporto e un'amicizia che mi legano ad Andrea Agnelli e a fine anno ci incontreremo e valuteremo insieme e serenamente».
In attesa di rivedere il campo, domani sera Buffon festeggerà a Che tempo che fa. I tifosi, invece, avranno a disposizione una maglia celebrativa in edizione limitata: sarà prodotta in 1111 esemplari con uno speciale cofanetto.
«Se diventassi un giorno il presidente della Figc? Cercherei un dialogo», sostiene il portierone nato a Carrara il 28 gennaio 1978, «un contatto col ministro dello Sport e quello dell’Istruzione, per far aumentare le ore di educazione fisica e migliorare le palestre». E poi: «Le strutture in cui i ragazzi sono costretti ad allenarsi in moltissimi casi sono fatiscenti», denuncia, «e l’ora di educazione fisica viene passata facendo altro perché non ci sono gli spazi e gli attrezzi per fare attività. C’è una generazione che nello sport che non riesce a emergere perché le mancano le basi, che sono quelle che ti formi quando sei ragazzino».
Di Buffon ha parlato anche Dino Zoff. «Non so se deve ritirarsi o meno», ha detto il 75enne ex portiere della Juventus e della Nazionale, «so che non si va avanti inseguendo i record. Bisogna vedere come si sente lui, poi dopo bisogna capire cosa pensano gli altri. Ma l’importante è capire come si sente lui. Giusto che la decisione sia essenzialmente sua».