Busellato, un papà bloccato a Pescara

18 Marzo 2020

«Mio figlio è nato a Bassano, ma non posso raggiungerlo»

PESCARA. Il desiderio di coccolarlo è forte, ma per un po’ dovrà resistere e accontentarsi delle videochiamate. Otto giorni fa Massimiliano Busellato è diventato padre per la prima volta. A Bassano, in provincia di Vicenza, la sua compagna Anna ha messo alla luce Mattia e il centrocampista biancazzurro non ha ancora potuto abbracciare il piccolo. L’emergenza coronavirus lo obbliga a restare a Pescara, per rientrare in Veneto dovrà attendere che tutto torni nella normalità.
Busellato, quando potrà vedere suo figlio?
«Non so, attendo il via libera e mi auguro che arrivi presto. La nascita di Mattia mi ha dato una gioia incredibile, al tempo stesso sono un po’ triste perché devo restare qui, a oltre 500 chilometri di distanza. Per fortuna esistono le videochiamate, trascorro intere giornate in collegamento in attesa di poter partire. Mattia è un bel ‘torello’, alla nascita pesava 3,760 chilogrammi, e anche solo vederlo sullo schermo del telefonino mi rende felice».
In realtà lei aveva già programmato la partenza.
«Sì, avrei fatto di tutto per assistere al parto, ma all’inizio del mese ho avuto l’influenza che mi ha impedito di scendere in campo nelle gare contro Spezia e Benevento e di tornare a casa, così ho deciso di posticipare il rientro a Bassano. Se fossi andato, al ritorno a Pescara mi avrebbero messo in quarantena e con il campionato ancora in corso avrei dovuto saltare altre partite. Ora il torneo è sospeso, tuttavia non posso spostarmi. In teoria potrei andare a casa poiché sono residente a Bassano, ma la normativa non è chiara. Ci sarebbe il rischio di stare in quarantena due settimane lì e altre due al ritorno a Pescara. Attendo indicazioni e spero con tutto il cuore di poter tornare dalla mia famiglia».
Ben tredici casi di influenza e nessun tampone tra i calciatori del Pescara.
«Sì, in realtà i nostri medici hanno seguito le procedure, però la richiesta non è stata accordata, forse perché i sintomi non erano quelli tipici del coronavirus. In verità, per togliermi ogni dubbio, ho provato anche a contattare il numero verde 1500, però la linea era sempre occupata e non sono riuscito a parlare con gli operatori della sanità».
Com’è la situazione a Bassano?
«Per fortuna non si registrano le criticità che ci sono in altri posti del Veneto. Bassano fa parte della provincia di Vicenza che non è mai stata zona rossa, anche se le restrizioni sulle uscite sono scattate già da una decina di giorni. Per fortuna tutti le rispettano e si esce solo in casi di estrema necessità. Anche l’ospedale è organizzato, pochi giorni fa un’area esterna alla struttura è stata destinata ai pazienti affetti da coronavirus».
Sente i suoi compagni? La squadra è preoccupata?
«Sulla nostra chat WhatsApp ci scambiamo i messaggi. C’è chi non ha perso l’ironia, come Maniero e Fiorillo, con loro è impossibile annoiarsi. Poi c’è chi è magari un po’ più in allarme, ad esempio Ledian Memushaj. Non lo sento da giorni, credo che sia un po’ ipocondriaco. Battute a parte, siamo tutti preoccupati, però non bisogna farsi prendere dal panico. Dobbiamo seguire le indicazioni delle autorità, restare a casa il più possibile e aspettare che la situazione migliori».
E gli allenamenti?
«Ogni mattina ci colleghiamo con lo staff e svolgiamo le esercitazioni, poi c’è chi va in spiaggia a correre o chi, come me, lavora a casa con la cyclette. È un regalo di Anna, la mia futura moglie. Avevamo fissato la data del matrimonio al 20 giugno, ma a questo punto dovremo spostarla».
Se dovesse ripartire il campionato, la stagione potrebbe concludersi a fine giugno. Che ne pensa?
«Giocare in estate con le alte temperature non sarebbe semplice, ma il problema vero ora è superare l’emergenza. Non so cosa decideranno la Figc e la Lega, in ogni caso dovremo farci trovare pronti per ripartire forte. Quest’anno abbiamo avuto qualche difficoltà di troppo. La sosta forzata ci darà il vantaggio di recuperare parecchi giocatori, poi toccherà a noi dare il massimo per chiudere al meglio la stagione».
Giovanni Tontodonati
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