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4 Dicembre 2016

PESCARA. Il massimo sforzo per il minimo risultato utile. Una faticaccia per muovere la classifica e spezzare la serie di sconfitte (sei). Ma la vittoria resta una chimera. Anzi, il Pescara per...

PESCARA. Il massimo sforzo per il minimo risultato utile. Una faticaccia per muovere la classifica e spezzare la serie di sconfitte (sei). Ma la vittoria resta una chimera. Anzi, il Pescara per conquistare il quinto pareggio (il terzo ottenuto in superiorità numerica) ha dovuto aspettare il secondo minuto di recupero per segnare la rete dell’1-1 contro un Cagliari ridotto in dieci uomini dal 34’ del primo tempo per l’espulsione di Di Gennaro. Il risultato positivo solo in parte può cambiare il giudizio di una partita che ha messo nuovamente a nudo i limiti di una squadra, quella biancazzurra, che solo quando dà il 110% riesce a essere parzialmente competitiva. I problemi nelle retrovie e in avanti restano, grandi come una casa. Il punto consente di avvicinare il quart’ultimo posto (l’Empoli è a due punti) e di guadagnare terreno nel mini-torneo a quattro nei bassifondi in cui c’è in palio la salvezza. Le rivali, infatti, hanno tutte perso. E sabato ci sarà lo scontro salvezza di Crotone (ore 18).

Pareggio giusto, solo perché il Pescara l’ha cercato e ottenuto gettando il cuore oltre l’ostacolo. Tanta generosità, poca qualità. Basti pensare che il primo vero tiro nello specchio della porta del Cagliari (difesa più perforata della serie A con 32 reti al passivo), in inferiorità numerica, è arrivato a pochi minuti dalla fine con Storari che si è guadagnato il voto sul tiro-cross di Caprari. Tanto possesso palla, ma i biancazzurri per lunghi tratti sono sembrati uno sparring partner di allenamento per la retroguardia sarda. Palloni buttati in mezzo e rinviati da Bruno Alves e compagni. Qualche mischia e nulla di più. Fino alla prima e unica amnesia del Cagliari punita dal pari di Caprari.

Il Pescara deve ringraziare anche Rastelli, il tecnico rossoblù che ha ordinato la difesa a oltranza rinunciando alle ripartenze. E, a forza di stare dietro, il gol Storari l’ha preso. Un premio alla tenacia della squadra di Oddo.

Partita godibile, sbloccata da un acuto del sempreverde Marco Borriello, al sesto gol in campionato, al 24’. Bravo l’attaccante a controllare la palla e a tirare, ma Fornasier non ha scusanti per come non lo ha contrastato. Azione a dir poco imbarazzante dalla visuale di chi difende. Praticamente Cagliari in rete al primo colpo di acceleratore. Ma la svolta della partita è arrivata dieci minuti dopo con il doppio giallo (contestattissimo) a Di Gennaro, espulso anche l’anno scorso all’Adriatico. Da qui, è iniziata un’altra partita con il Cagliari sulla difensiva e il Pescara all’attacco. Un copione scontato, così come la manovra dei biancazzurri che sono andati a sbattere sempre sulla difesa sarda. E’ mancato lo spunto, il gesto di qualità in grado di creare la superiorità numerica davanti a una difesa schierata. Va detto che, a differenza delle altre partite, la squadra non ha mai mollato, ci ha creduto fino alla fine. Ma i limiti strutturali sono enormi e penalizzanti.

Massimo Oddo è partito con il 4-3-2-1 con Pepe centravanti. Poi, dopo l’espulsione di Di Gennaro, è passato al 4-2-3-1. Sono entrati Pettinari e Manaj, nella ripresa, ma il Pescara ha dato la sensazione di non essere capace nemmeno di fare solletico al Cagliari. Che, dal canto suo, ha avuto il torto di badare solo a conservare il vantaggio, rinunciando a incrementarlo. Alla fine, quando il tecnico ha messo dentro anche il difensore Zuparic per fare l’attaccante, ecco il cross di Biraghi che trova Caprari sul secondo palo pronto a far esplodere gli 11.500 spettatori dell’Adriatico-Cornacchia.

@roccocoletti1

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