Calcio e politica, miracolo fallito

10 Luglio 2016

L’esposto di Pupillo, l’impegno di D’Alessandro e l’interrogazione della Pezzopane: tutto vanificato

LANCIANO. In teoria, ci sarebbe tempo (fino al consiglio federale del 19 luglio che deciderà le esclusioni) per permettere alla Virtus Lanciano di continuare l’attività in Lega Pro; in realtà, si pensa al futuro del calcio rossonero. Ripartirà dalla serie D o dall’Eccellenza? Probabilmente, lo farà con l’imprenditore frentano Candeloro (ieri altro incontro con il sindaco) al timone. Di certo, sarà un futuro senza la famiglia Maio che dopo l’annuncio di non voler iscrivere la squadra, è finita nel mirino della tifoseria. Che si sente tradita dopo la mobilitazione dei mesi scorsi. D’altronde, come si fa a dimenticare il modo in cui la città ha cercato di salvare quella serie B che i Maio hanno gettato al vento non rispettando i termini previsti per versare le tasse e quindi collezionando diverse penalizzazioni? La stessa politica si era esposta in campagna elettorale cittadina. Addirittura, l’allora sindaco uscente, poi confermato, Mario Pupillo era andato in procura per presentare un esposto. Era il 20 maggio scorso, erano i tempi del braccio di ferro sulle penalizzazioni prima inflitte e poi revocate. «Altro che “caso Lanciano”, questo diventerà il “caso Italia”. Il calcio italiano in queste ore sta scrivendo una brutta pagina di sport», aveva detto Pupillo alla vigilia dell’ultima di campionato a Livorno (2-2). «Qualcuno sta provando a mostrare i muscoli più che in campo, sui tavoli degli uffici di Roma. Il tutto a poche ore dalla partita di stasera Livorno-Virtus Lanciano. Non resteremo a guardare. Lanciano non resterà a guardare. Alla procura chiedo di fare luce sulle tante ombre di questa vicenda». Sarebbe curioso verificare se la Procura di Lanciano ha aperto un fascicolo e se ci sono indagati nel mondo del calcio italiano. Era tempo di campagna elettorale e anche il consigliere regionale del Pd Camillo D’Alessandro si è esposto a favore della Virtus e della famiglia Maio: «Il caso Virtus Lanciano in Parlamento», aveva scritto, sempre il 20 maggio scorso, sulla sua pagina Facebook, il politico che ha “sponsorizzato” la candidatura della presidente Valentina Maio in consiglio comunale. «Ringrazio la senatrice Stefania Pezzopane per aver voluto accogliere la richiesta di fare piena luce, con una interrogazione parlamentare urgente, sull'incredibile conclusione del campionato di seria B, la riapertura di procedure sanzionatorie nei confronti del Lanciano, la sospensione delle date del play out, l'incredibile lentezza sull'inchiesta della vendita di partite in serie B, ben più gravi di un ritardato pagamento. Non si tratta di una partita di pallone, né della retrocessione per quanto dolorosa, ma le vittorie o le sconfitte nello sport si consumano in campo e non possono essere decise da forzature che assomigliano alla prepotenza. Prima del Lanciano, difendiamo lo sport».

Ancora oggi non è dato sapere quale è stata la risposta del governo alla interrogazione della Pezzopane. Che ha preso talmente a cuore la vicenda Virtus da essere presente, al fianco del fidanzato e del compagno di partito D’Alessandro, alla partita d’andata dei play out al Biondi, quella persa dai frentani 4-1 contro la Salernitana. Camillo D’Alessandro – da non confondere con il Camillo D’Alessandro dg della Virtus, uomo di fiducia dei Maio – è andato anche all’Arechi per il ritorno. Era insieme al patron Franco Maio. Ma non è andata bene. Non solo la Virtus è retrocessa in Lega Pro, ma i Maio a distanza di un mese hanno annunciato che non iscriveranno la squadra alla Lega Pro. Nemmeno l’elezione in consiglio comunale di Valentina Maio (311 voti) è servita a (ri)alimentare la passione per il calcio. La Maio ha annunciato l’addio al calcio rossonero. E, quindi, si dedicherà alle attività di famiglia, così come il fratello Guglielmo. Non presenzierà più alle assemblee di Lega della B. L’ultima, subito dopo la fine del campionato, è stata particolarmente infuocata e l’ha vista protagonista indiscussa. Ha preso la parola e le ha suonate a tutti. Era talmente infervorata che i colleghi presidenti si guardavano l’un l’altro attoniti, quasi increduli.

@roccocoletti1

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