Calcio sporco: Delli Carri non parla, Pulvirenti confessa

Interrogato stamattina, l'ex presidente del Catania ha ammesso di aver combinato cinque partite e di aver pagato 100 mila euro a incontro, ma i contatti non avrebbero inciso sui risultati finali
PESCARA. Si complica la posizione dell'ex ds del Catania Daniele Delli Carri, agli arresti domiciliari in seguito all'inchiesta aperta dalla procura di Catania per la calciopoli che avrebbe favorito la squadra etnea. Se Delli Carri la scorsa settimana ha preferito non rilasciare dichiarazioni al gip della procura di Chieti che doveva interrogarlo per rogatoria (solo il suo avvocato ha detto che le intercettazioni "non sono prove"), il presidente dimissionario del Catania, Nino Pulvirenti, ha confessato di aver "combinato" cinque partite dell’ultimo campionato di serie B, pagando 100 mila euro a gara. Dichiarazioni rese durante l’interrogatorio di garanzia davanti al gip del Tribunale etneo, Fabio Di Giacomo.
A darne notizia, al termine degli interrogatori, è stato il procuratore di Catania Giovanni Salvi: "Lo ha fatto per salvare il Catania - ha detto Salvi -, ha negato di avere fatto scommesse. Noi proseguiremo gli accertamenti sui vari aspetti di questa vicenda e sulle modalità con cui si sono verificati". Le partite combinate, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, sono Varese-Catania, Catania-Trapani, Latina-Catania, Ternana-Catania e Livorno-Catania. Il procuratore ha fatto riferimento anche ad un altro indagato: "Impellizzeri che è per noi un punto importante, centrale, perchè sono stati sequestrati 100 mila euro in contanti nella sua abitazione e si è avvalso della facoltà di non rispondere. Adesso completeremo le indagini anche con il contributo che abbiamo avuto da Pulvirenti", ha concluso Salvi. A essere sentiti sono stati anche l’ex ad del Catania, l’argentino Pablo Cosentino che ha risposto alle domande dei giudici e l’agente di scommesse on line Gianluca Impellizzeri, che invece si è avvalso della facoltà di non rispondere. "Io sono estraneo a tutto - ha detto Cosentino -, se l’artefice è stato Pulvirenti, è stato un folle".
Secondo la teoria accusatoria della procura etnea, per combinare alcune partite Pulvirenti si sarebbe fatto aiutare da "Pipi", come chiama l'ex ds Delli Carri nelle intercettazioni telefoniche che inchioderebbero i due. Ma queste accuse sono tutte da dimostrare, tanto gli stessi difensori di Nino
Pulvirenti, gli avvocati Giovanni Grasso e Fabio Lattanzi, hanno diffuso una nota, pubblicata sul sito del Calcio Catania, che recita così: «Il signor Antonino Pulvirenti, che qualche giorno addietro si è dimesso da tutte le cariche sociali del Calcio Catania, ha chiarito oggi la sua posizione nel corso di un lungo interrogatorio dinanzi al giudice delle indagini preliminari, dimostrando in particolare la sua assoluta estraneità al fenomeno del calcioscommesse. Il signor Pulvirenti ha ammesso di aver avuto dei contatti con altri soggetti al fine di condizionare il risultato di alcuni incontri, e ciò al fine di salvare dalla retrocessione il Catania. Ha tuttavia manifestato la convinzione, anche alla luce della lettura degli atti, che tali contatti non abbiano avuto nessuna reale incidenza sull’esito degli incontri in questione».


