Campagnaro: ci siamo anche noi per la serie A

L’argentino: «A livello tecnico l’organico non è inferiore a quello del 2015-16, ma ci sono giovani che devono crescere tatticamente»
PESCARA. A giugno compirà 38 anni, ma la grinta è la stessa di sempre. Hugo Campagnaro ha ancora voglia di lottare per un obiettivo. Nel 2015 il difensore argentino accetta la proposta del Pescara per togliersi un’altra soddisfazione. E ci riesce contribuendo alla promozione in A con Massimo Oddo. L’estate scorsa decide di riprovarci e non chiudere la carriera con la deludente retrocessione in B. Ora sogna un’altra impresa, anche se il Delfino è in ritardo rispetto ai programmi di inizio stagione.
Di nuovo protagonista. Fino a qualche settimana è rimasto ai margini del progetto dell’allenatore («Mi sento l’ultima ruota del carrro», ha detto a metà dicembre), ma ora Zeman lo considera un titolare inamovibile: «L’importante è che si alleni con la squadra», queste le parole del boemo. Finalmente il polpaccio provato dalle oltre 500 partite in carriera gli sta dando tregua e Hugo si è ripreso il posto. Non solo, il difensore vicecampione del mondo in carica con l’Argentina crede fermamente nelle potenzialità della squadra che, a suo dire, ha tutte le carte in regola per conquistare la promozione. A giugno si tireranno le somme e Hugo deciderà se continuare a giocare o smettere. Non sa nemmeno se resterà a vivere a Pescara, dove sua moglie Noelia e i due figli, Sofia e Andrès, si trovano molto bene. Pensa al presente il Toro di Moròn che, prima di appendere gli scarpini al chiodo, vuole festeggiare un altro traguardo.
Di nuovo punto fermo del Pescara. Se l’aspettava?
«Ci speravo. L’importante è continuare ad allenarsi con regolarità. Solo così potrò dare una mano ai compagni».
Ora non si sente più l’ultima ruota del carro?
«No. Quando ci ho parlato, Zeman mi ha detto che faceva fatica a farmi giocare se non svolgevo lo stesso lavoro degli altri. Viste le mie condizioni, non è semplice allenarmi sempre a pieno ritmo sul sintetico, ma ho accettato. Vorrà dire che se mi farò male starò fuori, altrimenti sarò a disposizione. Però ora sono tenuto in maggiore considerazione ed era quello che volevo».
Pochi gol fatti e subiti nelle ultime gare. Strano con Zeman in panchina, non crede?
«Cerchiamo di mettere in pratica i suoi insegnamenti, ma bisogna avere più convinzione. Con questo tipo di gioco basta un movimento sbagliato per far saltare tutto, sia in fase difensiva che offensiva».
Perché tanta fatica nell’applicare il 4-3-3 del boemo?
«Purtroppo non riusciamo a replicare in partita quello che proviamo in allenamento. Forse servirebbero giocatori pronti tatticamente, mentre i giovani non riescono a memorizzare subito gli insegnamenti, anche se Zeman ha lavorato e valorizzato tanti ragazzi nella sua carriera. A volte si dà per scontato che un giocatore conosca determinate cose, invece non è così»
Play off alla portata?
«Certamente. Il Pescara ha grandi potenzialità. Ci servirebbe un filotto di risultati positivi per scalare qualche posizione e riaccendere l’entusiasmo. Non credo che questa sia inferiore alla squadra che andò in A con Oddo due anni fa. Anzi, sotto il profilo tecnico, è forse superiore».
Quattro scontri diretti all’orizzonte: sabato la Cremonese, poi Carpi, Cittadella e Parma.
«È un momento chiave della stagione. Ora bisogna fare punti e non allontanarsi dall’ottavo posto. Sono certo che il Pescara possa lottare per la serie A. Dobbiamo crederci di più e avere maggiore coraggio. A Chiavari siamo stati troppo timidi».
Il suo contratto scadrà a giugno. Poi cosa farà?
«Vedremo. Mi piacerebbe continuare, se il fisico regge. Tornare in Argentina? Non so, dico solo che la mia famiglia si trova benissimo a Pescara, non escludiamo di restare a vivere qui».
Lotta scudetto: Napoli e Juventus, chi è favorito?
«Hanno le stesse possibilità di vincere. L’arma in più del Napoli è Sarri, però la Juve è abituata a stare al vertice. Il Napoli è quasi fuori dall’Europa League, ma non credo che sia un vantaggio. Le coppe aiutano a tenere alta la tensione e a gestire il gruppo dando spazio a tutti».
I motivi della crisi dell’Inter?
«È una piazza difficilissima. Molti giocatori prima di arrivare a Milano sono fenomeni, poi non riescono a ripetersi. È un ambiente molto strano, davvero una cosa inspiegabile, anche se forse c’entra il fatto che all’Inter si sta troppo bene».
La Roma di Eusebio Di Francesco?
«Auguro a Eusebio di raggiungere grandi risultati perché è un bravo tecnico e una persona saggia. L’ho conosciuto da giovane a Piacenza, lui era una dei più esperti. Sempre disponibile con tutti, ho un bel ricordo di lui».
Parliamo dei Mondiali. L’Argentina può vincerli?
«La rosa è tra le migliori e di certo partirà per la Russia con grandi ambizioni. Higuain sì o no? Non scherziamo, sarebbe assurdo lasciarlo fuori, anche se la concorrenza è agguerrita».
L’Italia è fuori. Che idea si è fatto?
«Non ci sono più i fuoriclasse di qualche anno fa come Baggio, Totti e Del Piero,, ma credo che l’Italia abbia pagato la crisi economica che ha provocato uno scadimento tecnico della serie A. Se il livello si abbassa anche la crescita dei giocatori ne risente. Al contrario, se giochi un torneo con tanti campioni diventi più forte. Guardate il Psg. In Francia detta legge, ma in Europa non riesce ad affermarsi...».
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